Medusa: La Storia della Sacerdotessa Maledetta

Da qualche parte in Grecia si nascondeva una creatura maledetta. Tra tutti i mostri che abitavano gli incubi degli ellenici, questo era sicuramente uno dei più temuti. Molti eroi coraggiosi avevano osato dare la caccia a questa creatura ma nessuno aveva fatto ritorno. Si diceva che questo essere fosse così orribile che nessuno poteva avvicinarglisi. Il suo nome era Medusa.

Ma Medusa non era mai stata sempre così: un tempo era stata una delle donne più belle che avessero camminato sulla terra.

Nacque dall’unione di due divinità marine primordiali, Forcide e Ceto e quando venne al mondo era una bambina come tutte le altre. Medusa aveva due sorelle: Steno ed Euriale. Erano gorgoni: creature che combinavano tratti di donna e di serpente. Fin dall’infanzia Medusa era devota alla dea Atena e quando giocava con le sue sorelle fingeva sempre di essere Atena, mentre le sue sorelle preferivano essere le cattive.  Insieme a loro giocava anche un ragazzo di nome Ificle , era il migliore amico di Medusa. I due erano inseparabili. Medusa cresceva e diventata ogni giorno più bella. Il suo fascino rendeva il giovane Ificle un facile bersaglio per Eros, il dio dell’amore.  Innamorato Ificle si dichiarò a Medusa. La giovane donna amava profondamente il ragazzo, ma il suo sogno era diventare SACERDOTESSA di ATENA e non poteva cedere alle tentazioni dell’amore. Quando raggiunse l’età appropriata la giovane donna iniziò la preparazione per diventare sacerdotessa di Atena. Le apprendiste del tempio erano tenute a condurre una condotta e una disciplina immacolate, tutte le loro azioni potevano riflettersi sulla reputazione della Dea. Uno dei requisiti principali per diventare sacerdotessa di Atena era la purezza assoluta. Dovevano rispecchiare loro stesse in Atena. Per tanto le ragazze dovevano rimanere vergini come la Dea che non si arrendeva mai all’influenza di Eros e di Afrodite. Medusa divenne una sacerdotessa perfetta, forse anche troppo perfetta.

I rituali condotti da Medusa continuavano ad attrarre sempre più seguaci ammaliati dal fascino di quella ragazza. Medusa aveva dei bellissimi capelli fluenti. Con le sue movenze ipnotizzava chi la guardava. Un uomo ingenuo osò dire che i capelli di Medusa erano più belli di quelli di Atena. La Dea dalla cima del monte Olimpo notò del trambusto in uno dei suoi templi. Si rese conto che molti non erano li per adorarla ma piuttosto per vedere l’affascinante sacerdotessa. Atena resistette alla tentazione di punire chi spostava la sua attenzione da lei a Medusa.

La dea sapeva che sebbene ciò fosse sbagliato la giovane sacerdotessa non era da biasimare. Dopotutto stava facendo il suo lavoro nel miglior modo possibile. Nel frattempo, all’Olimpo, Poseidone si accorse dell’inquietudine della dea. Il dio del mare ed Atena avevano un’accesa rivalità, si contendevano il diritto di essere i protettori della capitale dell’Attica. La dea era uscita vincitrice da questa disputa e in onore della sua nuova divinità protettrice la città aveva cambiato il nome in Atene.

Poseidone non aveva preso bene la sconfitta e aspettava il momento giusto per vendicarsi. Il dio si accorse che Atena era concentrata sulla sua più bella e graziosa sacerdotessa e così decise che questa giovane donna potesse essere lo strumento giusto per la sua vendetta.

Poseidone tramava per macchiare la reputazione di Atena colpendo la sua seguace più immacolata.

Nel frattempo Medusa continuava a condurre la sua vita normalmente, ignara di essere osservata dagli dei dell’Olimpo. Medusa camminava in riva al mare e in agguato, nascosto tra le onde, il dio dei mari la seguiva. Sentì qualcuno chiamarla per nome: la voce proveniva dall’oceano. Poseidone emerse dal mare in tutta la sua gloria. Il dio usò tutto il suo fascino per sedurre la sacerdotessa di Atena ma Medusa sebbene sbalordita dal suo splendore non dimenticò i suoi voti e respinse i tentativi di Poseidone. Questi non accettò il rifiuto e afferrò il braccio di Medusa. Lei reagì d’istinto e colpendolo violentemente in faccia riuscì a liberarsi.

Medusa corse al tempo di Atena, l’unico luogo dove si sentiva al sicuro ma Poseidone consumato dalla lussuria la inseguì. Poseidone stava per raggiungerla quando il coraggioso Ificle si frappose tra il dio e Medusa. Nonostante il suo coraggio Ificle non rappresentava nessun ostacolo per il dio e con un solo colpo lo scaraventò via. Medusa entrò dentro il tempio di Atena e si inginocchiò davanti la sua statua quando sentì avvicinarsi pesanti passi del dio del mare pregò di ricevere protezione. Poseidone la raggiunse e la possedette con la forza sull’altare della dea. Il dio lasciò il tempio soddisfatto, la sua vendetta era andata meglio del previsto: oltre ad aver corrotto la migliore sacerdotessa di Atena avena profanato anche il suo amato tempio che la dea amava profondamente per la sua purezza. Medusa si vergognava, si sentiva sporca quando la dea Atena assunse la forma della sua statua e la rimproverò furibonda.

Atena disse che se non fosse stato per la sua apparenza sgargiante che distoglieva gli uomini dal sentiero della virtù e della purezza e per la sua vanità che la rendeva irresistibile niente di tutto ciò sarebbe successo, il tempio sarebbe stato immacolato e il suo onore di dea non sarebbe stato macchiato. Atena decise di punire la sacerdotessa ormai impura e consapevole per il disonore del tempio di cui doveva prendersi cura. Arrivò la notte e Ificle ripresa conoscenza dopo il duro colpo subito.

Cominciò allora a cercare Medusa: la sentì piangere nel tempio di Atena. Arrivato li incontrò Medusa seduta per terra che piangeva nell’oscurità. Gli chiese di non avvicinarsi perché non voleva essere vista in quel modo. Preoccupato l’amico si avvicinò comunque offrendo parole di conforto, ma quando toccò la spalla della giovane donna un serpente gli morse la mano. Medusa si voltò spaventata e i due giovani si guardarono. Il giovane Ificle divenne una statua di pietra. Nella disperazione Medusa pianse abbracciando la statua del suo migliore amico. Per non far del male a nessuno scappò via ma durante la sua fuga fu avvistata da alcuni abitanti della città: chi la guardò negli occhi si pietrificò. La gente cominciò a parlare di quell’orribile creatura dai capelli di serpente. Venne messo insieme un gruppo per dare caccia alla creatura: questi uomini furono trovati alcuni giorni dopo completamente pietrificati e col colto distorto dl terrore. Medusa non aveva intenzione di fare del male a nessuno, voleva semplicemente difendersi da un’ingiusta aggressione, decise di nascondersi in una regione che era stata abbandonata dai suoi abitanti per sempre.

Li trovò un antico tempio in rovina che trasformò in nascondiglio. Molti guerrieri tentarono di catturare la gorgone per la gloria ma nessuno fece mai ritorno: isolata, Medusa, continuava a perdere l’umanità che le rimaneva. La sua reputazione di terribile mostro divenne leggendaria: sopravvisse cacciano piccoli animali e roditori. Una delle sue prede la portò ad un inaspettato ricongiungimento. Medusa incontrò un antico busto raffigurante la dea Atena rendendosi conto che quel tempio in rovina era stato uno dei primi edifici a dare rifugio alle Dea.  Questa scoperta le fece rivivere le antiche abitudini. Medusa cominciò a prendersi cura del tempio e ad esaltare la gloria della Dea, la figlia prediletta di Zeus, il dio supremo dell’Olimpo. Pur vivendo un’esistenza miserabile la giovane donna mostrava ancora la sua nobiltà. Nella sua residenza celeste la dea non mancò di mostrare gli atti onorevoli della sua ex sacerdotessa. Si rese conto che le sue azioni non potevano essere giustificate dalla vanità poiché nessuno poteva assistere a quegli atti e si sentì dispiaciuta per aver inflitto alla ragazza punizione così crudele e irreversibile. Mentre conduceva uno dei suoi numerosi rituali Medusa sentì i passi di un altro intruso.

La sua bestialità emerse e si preparò ad affrontare il nuovo avversario. L’audace guerriero cammino cauto nella dimora della creatura mentre lei preparava l’agguato. Avvicinandosi di soppiatto al guerriero rimase sbalordita, si accorse che egli portava lo scudo di Atena, la sacra egida che un tempo apparteneva a Zeus. Lo scudo di Atena era così lucido che rifletteva come uno specchio e grazie allo specchio il mostro si rese conto che il mostro era dietro di lui. Con un colpo secco il giovane guerriero stacco la testa di Medusa dal collo.

Medusa era morta, il suo sangue cominciava a gocciolare per terra. Il guerriero, anonimo fino a quel momento, sarebbe passato alla storia con il nome di Perseo. Dopo aver portato a termine l’impresa Perseo restituì ad Atena la sia egida e gli diede anche la testa di Medusa. Pochi sapevano che ella portasse il seme divino di Poseidone e dal suo sangue nacque CRISAORE, guerriero dalla spada dorata. Non solo, emerse una seconda magnifica creatura, un CAVALLO ALATO, il maestoso PEGASO era il più innocente di tutte le creature e incarnava tutta la purezza originaria che era stata rubata a sua madre. Molti ritengono che l’aiuto che Atena avesse fornito a Perseo consegnandogli il suo prezioso scudo era stato un altro atto di ritorsione contro Medusa. In realtà la dea desiderava solo liberare la fanciulla da quella terribile esistenza che le era stata ingiustamente imposta.

Atena glorificò Medusa aggiungendo la testa della gorgone sul suo scudo. L’immagine della fedele sacerdotessa era adesso immortalata  accanto alla dea che tanto amava…

Link https://www.youtube.com/watch?v=WvFxJTC5pvA

GRAFICA VENETA

L’ ITALIA è una REPUBBLICA basata sullo SFRUTTAMENTO, sul LICENZIAMENTO e non SUL LAVORO. Nel Veneto è successo qualcosa di allucinante: la GRAFICA VENETA è un’azienda leader nella pubblicazione di libri ed anche nella loro stampa. All’interno di questa tipografia si è rivelato un sistema vomitevole di sfruttamento del lavoro di stampo schiavista. In Italia da più anni a questa parte stiamo assistendo all’umiliazione e depauperamento del lavoro. Assistiamo a forme di sfruttamento del lavoro totalmente delinquenziali. Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta Spa, non sapeva della situazione di barbaro sfruttamento del lavoro che si stava consumando all’interno dello stabilimento di Trebaseleghe (Padova) della propria fabbrica. Non sapeva che i lavoratori pakistani dell’azienda esterna a cui aveva appaltato un dei passaggi del ciclo produttivo, impegnati nell’imballaggio dei libri stampati dal colosso veneto, portassero avanti turni di dodici ore giornaliere sette giorni su sette (………..)

La Procura di Padova ha messo sotto arresto i due consiglieri d’amministrazione, Giorgio Bertan e Gianfranco Pintone arrestati insieme a due responsabili delle Bm Service, due uomini di origini Pakistane per SFRUTTAMENTO DEL LAVORO.

La GRAFICA VENETA ha subappaltato ad una cooperativa la BM SERVICE che ha sede a Trento il lavoro di stampa dei libri, dunque i dipendenti. I due Pakistani hanno arruolato altri lavoratori di origine Pakistana. Una volta portati nella ditta sono stati fatti prigionieri e rinchiusi all’interno dello stabile.

Nel frattempo in quali condizioni lavoravano?

Dodici ore di lavoro al giorno per sette giorni su sette compenso, una paga oraria di 4€ l’ora. C’era una riduzione di costi di lavoro dell’azienda del 200%. Immaginate il plus valore estratto dal plus lavoro retribuito: una miseria. 

Non lo possiamo chiamare SFRUTTAMENTO tutto questo?

Gli operai erano sorvegliati, cronometrati e non potevano denunciare le condizioni. Sono stati pestati, picchiati, rinchiusi in capannoni a dormire, capannoni vicini dove poi si produceva, con minacce sempre più intimidatorie. 

Questi poveri uomini per dormire in quei capannoni dovevano restituire una parte di quel misero salario depositato nei bancomat.

Una serie di violenze e soprusi sulle quali Grafica Veneta fa sapere di non sapere nulla. E viene spontaneo chiedersi – credendo all’ignoranza sui fatti dichiarata – quale controllo abbiano il presidente e gli amministratori su un’azienda, pur essendo all’oscuro di quello che vi capita all’interno?

Questo avviene in Italia: uomini Pakistani sfruttati da padroncini della stessa terra per conto di altr due padroni italiani. 

PADRONI

PADRONCINI 

SFRUTTATI.

Le parole sono importanti! 

In Italia non c’è solo un lavoro nero, ma anche di un lavoro schiavista. È il racconto dell’illegalità e della delinquenza. 

In questa marcia politica IL LAVORO deve tornare al centro del dibattito. Servono più diritti contro questo sfruttamento perché sono sottratti mentre i doveri diventano schiavitù. Le forme di schiavitù si manifestano sui lavoratori più deboli, verso coloro che svolgono lavori più umili e faticosi. Ci sono aree del paese che hanno bisogno di manodopera. Contratti e controlli non esistono per favorire la legalità in tutti i campi del lavoro. A parte una minoranza più specializzata e garantite questo sistema divorerà non solo le persone più deboli.

Salari bassi, tasse sul lavoro troppo alte, un welfare poco efficiente da cui i sindacati sono fuggiti. Si creeranno sacche di povertà sempre più elevati in un paese dove la costituzione italiana mette al centro il lavoro e la dignità. Ci vuole un cambiamento di rotta, una rivoluzione culturale perché il lavoro nero, lo sfruttamento, la schiavitù non nasce con la GRAFICA VENETE SPA. 

Abbiamo bisogno di un RINASCIMENTO DELLE LOTTE delle lotte dei lavoratori e i sindacati nei posti di lavoro!!

IL LAVORO MINORILE prima metà dell’Ottocento (Trova le differenze con oggi)

L’ industrializzazione che caratterizzò l’Europa nel corso della prima metà dell’Ottocento sviluppo, progresso e, per molti uomini, anche affermazioni di servizi feudali e da condizioni di vite inumane. Ma il prezzo pagato in quegli anni dai lavoratori fu spaventoso e, certo, l’aspetto più atroce dell’altra faccia del progresso fu lo sfruttamento minorile. Bambini di pochi anni venivano infatti mandati nelle miniere perché le loro piccole dimensioni consentivano loro di avanzare per primi nelle brecce appena aperte delle gallerie, salvo essere poi esposti dai crolli. Naturalmente., il loro impiego era anche molto apprezzato in certe fasi della lavorazione industriale che richiedevano dita e mani agili, senza dire che i fanciulli, come del resto le donne, erano la mano d’opera più a buon mercato e più facile da sfruttare. Fuori dalle fabbriche, purtroppo, erano in pochi a conoscenza di questi trattamenti disumani. Tuttavia si formarono, per quanto tardi e solo occasionalmente, movimenti umanitari intesi a cambiare questo stato di cose, regolamentando, se non vietando, il lavoro minorile.

La prima legge sul lavoro dei fanciulli in Francia risalì al 1841. Ne riporto alcuni articoli che si commentano da soli, soprattutto se si tiene conto che essa è una una regolamentazione rispetto a possibili abusi…

Art. 2 I fanciulli, per essere assunti, dovranno aver compiuto almeno 8 anni. Dagli otto ai dodici anni, essi non potranno essere impiegati, nelle ventiquattro ore, per più di otto ore di lavoro effettivo, divise da una sosta. Il lavoro non comincerà non prima delle cinque del mattino e terminerà non più tardi delle nove di sera. L’età dei fanciulli deve essere accertata su di un certificato rilasciato, gratuitamente, e su carta semplice, dall’ufficiale di stato civile.

Art. 3. Tutto il lavoro svolto tra le nove di sera e le cinque del mattino viene considerato lavoro notturno. Per ogni tipo di lavoro notturno non possono essere utilizzati i fanciulli che non abbiano compreso il tredicesimo anno di età. Se le conseguenze dell’arresto di un motore idraulico urgenti riparazioni lo richiedessero, i fanciulli al di sotto dei tredici anni potranno lavorare di notte, calcolando nella retribuzione due ore per tre, nel periodo di tempo che va dalle nove della sera alle cinque della mattina. Sarà permesso, se riconosciuto indispensabile, e retribuito alle stesse condizioni un lavoro notturno dei fanciulli al dei sopra dei tredici anni, negli stabilimenti a fuoco continuo in cui il lavoro non può essere sospeso per tutto l’arco delle ventiquattro ore.

Art. 4. I fanciulli al di sotto dei sedici anni non dovranno lavorare di domenica e nei giorni di festa riconosciuti dalla legge.

Art. 5. Nessun fanciullo al di sotto dei dodici anni potrà assunto fintantoché i suoi genitori o i suoi tutori non abbiano attestato la sua regolare frequenza ad una scuola pubblica o privata del luogo. Tutti i fanciulli assunti dovranno, fino all’età di dodici anni, frequentare la scuola. Ai fanciulli al di sopra dei dodici anni sarà permesso di non frequentare una scuola solo se attesteranno, con un certificato rilasciato dal sindaco del loro luogo di residenza, di aver ricevuto l’istruzione elementare.

Fonte: Federico Roncoroni- Testo e contesto

L’età del Romanticismo (prima parte)

L’ età del Romanticismo si colloca tra la fine del secolo XIII e metà del secolo XIX, con sfasature cronologiche nella data d’inizio da paese a paese. Dal punto di vista storico-politico, questa epoca, che per molti aspetti segna una svolta radicale nella storia dell’umanità, avvia una fase culturale riconducibile in questi punti:

  • Gli anni della Rivoluzione Francese (1789-1795)
  • L’intera durata dell’esperienza Napoleonica (1795-1815)
  • Il Congresso di Vienna (1814-1815)
  • Le ondate di rivoluzionarie che nel 1820-1821 e nel 1830-1831 agitarono l’Europa.

La Rivoluzione Francese condotta dal terzo stato contro l’Ancien Règime, il vecchio sistema politico di impostazione ancora feudale che rappresentava da secoli gli interessi della nobiltà e del clero, conservandone i privilegi a danno delle altre classi sociali.

Il terzo stato, che si assunse il compito storico di distruggere questo ordine oramai decrepito, non era però una classe sociale omogenea. Raggruppava al suo interno una vasta congerie di individui uniti soltanto dal fatto di non appartenere né al Primo stato (quello dei nobili) né al secondo Stato (quello del clero).All’interno del Terzo stato, la forza più importante era costituita dalla borghesia, la classe sociale che fin dall’età medievale si era andata gradualmente affermando, grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza e alla sua intraprendenza, in contrapposizione alla nobiltà, e che, nel corso del Settecento, era ideologicamente maturata ispirandosi ai principi e agli ideali dell’illuminismo. Quest’ultimo si proponeva intorno alla metà del XVIII secolo di “illuminare” alla luce della ragione la mente degli uomini per liberarli dall’ignoranza, dal fanatismo e dalla superstizione e per avviare l’umanità, attraverso la conoscenza e la scienza e in aspra polemica contro tutti i retaggi oscurantisti della cultura e della mentalità medioevali, al raggiungimento di condizioni di vita più umane. 

In un primo tempo la borghesia riuscì a controllare la Rivoluzione. Di fatto, nel 1789, fece approvare una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che mette a fondamento della nuova società e a modello di giustizia politica e sociale i grandi ideali illuministici di libertè, egalitè, freternitè e si colloca come la base di tutta la futura legislazione democratica, anche se risulta tipicamente borghese perché ribadisce l’inviolabilità del diritto di proprietà. In un secondo tempo, però, la Rivoluzione passò nelle mani delle fazioni estremiste del popolo e diede luogo a eccessi che fecero inorridire l’intera Europa e minacciarono le stesse conquiste dei borghesi. 

In questo clima di liquidazione della spinta rivoluzionaria maturò l’esperienza di Napoleone Bonaparte che, entrato in scena nel 1796 con il comando dell’armata spedita alla conquista dell’Italia, iniziò la rapida ascesa che in breve tempo l’avrebbe portato ad assommare in sé tutti i poteri fino a diventare imperatore (1804).

Napoleone, di fatto, svolse, in quel tempo, un duplice ruolo: fu, insieme, portatore di speranze di libertà, di indipendenza e di eguaglianza e, sul piano tecnico-amministrativo, di nuove strutture, laiche e più snelle, ma anche, contraddittoriamente, un monarca pressoché assoluto e quindi impossibile alle esigenze di rinnovamento che pure emergevano un po’ dappertutto in Europa. Comunque, nonostante abbia finito con il deludere i suoi più accesi sostenitori per il suo comportamento e per l’assetto politico sociale che costruì, egli, quasi suo malgrado, risvegliò in tutti i paesi in cui arrivò con il suo esercito forti sentimenti nazionali e insinuò in tutti i popoli ancora soggetti a dominazioni straniere che la libertà non era un “bene” esportabile dalla Francia ma una conquista che ciascun popolo ottenere con le sue forze. 

Contro simili fermenti rivoluzionari, come già qualche anno prima con la Rivoluzione francese, l’Europa ufficiale fece scudo, guidata da Inghilterra, Russia e Austria e dopo aver sconfitto Napoleone a Lipsia (1813) e a Waterloo (1815) con il Congresso di Vienna (1814-15) avviò il tentativo di cancellare l’intera esperienza napoleonica. Infatti al Congresso di Vienna le potenze vincitrici, scosse al loro interno dalla paura di pericolose innovazioni, sancirono il ristabilimento dello status quo ante (lo stato delle cose precedenti) alla Rivoluzione francese e inauguravano il periodo della Restaurazione.

Quest’ultima doveva comportare il ritorno dei legittimi sovrani sui loro troni, una stretta collaborazione tra Chiesa e Stato, intesa a garantire l’ordine interno e, a livello internazionale, un’alleanza tra i vari stati che si dichiaravano disposti ad intervenire in aiuto degli altri per contrastare ed eliminare ogni minaccia dell’ordine costituito (Santa Alleanza). In Italia la penisola vide tornare al potere vecchi sovrani e vide perpetuarsi la loro secolare divisione in tanti statarelli: nel Lombardo Veneto, ad esempio, tornò l’Austria e i Borboni continuarono a regnare in buona parte del Sud del paese.

Tuttavia mentre l’Europa della Restaurazione veniva attuando il suo programma, in tutto il continente venivano a fermentare spiriti nazionalistici e progetti di lotta. Così negli anni successivi al Congresso di Vienna l’Europa vede costituirsi segretamente e segretamente rafforzarsi gruppi di patrioti (le società segrete) e vide accentuarsi in tutti i paesi lo spirito nazionale. 

Il primo tentativo rivoluzionario esplose ne 1820-21, sotto la guida delle società segrete in collegamento internazionale tra di loro. Partito dalla Spagna, questo primo tentativo vide in Italia i moti costituzionali di Napoli e del Piemonte, entrambi falliti. Di fatto, solamente in Grecia, grazie anche alla solidarietà internazionale, la rivoluzione risultò vittoriosa e portò all’indipendenza del paese. Negli altri stati, emersero le carenze politiche ed organizzative delle società segrete, incapaci di contrapporsi alle grandi potenze e, soprattutto, prive di una larga base sociale che ne sostenesse adeguatamente la causa.

Una seconda ondata rivoluzionaria prese avvio nel 1830 in Francia, dove la borghesia, con i suoi programmi liberisti e progressisti, era venuta in contrasto con le tendenze assolutistiche della monarchia. Nel luglio del 1830, il popolo parigino, mosso e affiancato da forze borghesi repubblicane, scese in piazza e dopo tre giorni di lotta sulle barricate, scaccio il sovrano Carlo X, ma la vittoria popolare fu subito egemonizzata dalla borghesia liberale antirepubblicana e costituzionalista che controllava le strutture economiche e amministrative del paese e nominò re dei francesi Luigi Filippo (1830-1848).

Sotto l’influsso della rivoluzione parigiana si mossero anche il Belgio, la Polonia, la Germania e l’Italia, ma solo in Belgio i morti ebbero risultati positivi. Negli altri paesi, invece, la Santa Alleanza che univa in difesa del sistema politico vigente Austria, Prussia e Russia ebbe la meglio. In Italia, in particolare il tentativo di insurrezione nell’Italia centrale preparato dalla setta segreta dei Carbonari e capeggiato, a Modena, da Ciro Menotti fu troncato sul nascere (1831). Nel corso degli anni successivi, le delusioni seguite agli insuccessi patiti nel 1830-1831 fecero maturare un po’ dappertutto nuovi orientamenti politici che miravano a risolvere i problemi nazionali con metodi diversi da quelli seguiti fino ad allora e, soprattutto, ad allargare le basi sociali dei gruppi rivoluzionari, conquistando strati sempre più vasti alla causa della libertà e dell’indipendenza. Questo compito fu assunto da Giuseppe Mazzini e da altri intellettuali che diedero vita, tra gli anni Trenta a Quaranta, proprio il fallimento dei tentativi rivoluzionari mazziniani determinò il sorgere, un po’ in tutta Europa e in particolare in Italia, di un vasto movimento moderato che in breve tempo raccolse intorno ai suoi programmi lunghi consensi.

In Inghilterra nel frattempo si poneva all’avanguardia del liberalismo borghese ottocentesco con la riforma elettorale del 1832 (Reform Bill), che apriva alla possibilità del voto finale alla piccola borghesia, lasciando fuori le masse popolari. Negli anni Trenta si assiste quindi all’affermazione in Francia e in Inghilterra del modello “lliberal- borghese”, che si contrappone soprattutto a quello “conservatore -aristocratico” soprattutto dalla Russia e dalla Germania.

Il dibattito politico fu, in quegli anni, molto intenso e vide impegnati, su fronti diversi, non pochi intellettuali. Alla fine, l’intera Europa era pronta per una nuova fiammata rivoluzionaria che, di fatto, esplose nel 1848, “l’anno dei popoli” o, meglio, l’anno della rivoluzione liberale europea: un’ondata rivoluzionaria che coronò gli sforzi decennali della borghesia nell’età della Restaurazione e che segnò all’interno dell’Ottocento l’inizio di un momento storico tutto nuovo.

(Congresso di Vienna)

ABILISMO

  • Espresso 18 aprile 2021
    • Il termine abilismo la Treccani lo ha inserito nei neologismi soltanto nel 2020 e oggi inizia a farsi spazio nel dibattito pubblico grazie alla legge Zan, approvata alla camera il 4 novembre e ferma attualmente a Palazzo Madama: misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere e sulla disabilità. In Italia abbiamo familiarità con il razzismo, l’antisemitismo (reati puniti dalla legge Mancino- Reale) e con l’omotransfobia (reato sconosciuto dai codici ma noto alle cronache).
    • L’abilismo invece è il crimine nell’ombra di un Paese che non lo nomina né lo riconosce. Riguarda tutte quelle violenze fisiche, alla proprietà e verbali prosperate ai danni delle persone con disabilità. Crimine d’odio che ha nella nostra società lo stesso destino delle persone di cui parla: spesso dimenticato, sottovalutato e nascosto. Eppure non è un fenomeno marginale. I dati raccolti dall‘Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, ci raccontano di un paese dove soltanto nel 2019 si sono registrate 188 segnalazioni, un miglioramento rispetto al 2018 che aveva segnato 221 casi di abilissimo. Il 2020, invece, ha registrato una flessione pari a 49 casi di aggressioni nei confronti delle persone con disabilità, confermando una tendenza che vede in calo moltissimi reati a causa delle misure di confinamento dovute alla pandemia di Covid-19. Sono numeri relativi, parziali, poiché fanno riferimento solo a casi denunciati e segnalati alla stampa.
    • L’ abilismo come l’omotransfobia e la misoginia, trova aderenza nella società attraverso linguaggio, cultura, accessibilità e contesti sociali che rifiutano le persone con disabilità. Ci sono casi di discriminazione multipla: cioè quando la condizione di discriminazione è vissuta da una persona sulla base di più fattori. Ci sono reati che si consumano tra le mura di casa come la storia di un’adolescente di 15 anni, con una disabilità fisica psichica, abusata per quattro mesi, mentre lei doveva seguire nella sua stanza corsi della didattica a distanza e sua madre, che lavora come badante, non era in casa. L’uomo, un quarantasettenne che con la compagna aveva preso in affitto una camera nell’abitazione della madre della ragazza, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata.
    • Nella maggior parte dei crimini per abilismo registrati nell’ultimo anno, l’aggressore è un estraneo , in altri casi un’operatore socio- sanitario. Il 16 marzo un uomo insulta e picchia senza alcun motivo apparente l’uomo che assisteva dai mesi. L’aggressione avviene nella tarda serata, in un appartamento in via Morganti a Milano dove il badante e il suo assistito, un uomo di 48 anni affetto da sclerosi multipla, convivevano. Prima gli insulti poi le percosse. È rabbia scattata anche in molte occasioni sia durante il lockdown (contesti familiari) quanto in momenti di allentamento in zona arancione o gialla.
    • Sono casi di violenza che svelano il sentimento sullo sfondo. Indifferenza, rifiuto. Molte segnalazioni di discriminazione verso persone con disabilità pervenute all’attenzione dell‘Unar, hanno principalmente riguardato il mancato rispetto delle norme per il superamento delle barriere architettoniche: da parte di enti pubblici, di privati esercenti, di cittadini che occupano parcheggi per disabili abusivamente. Il disinteresse e il cinismo, la mancanza della cultura civica che costringe una parte dei cittadini a compiere con fatica, nelle quotidianità, azioni semplici e banali. Gli attacchi alle persone con disabilità corrono anche in rete. Discorsi intrisi di odio e di discriminazione, ridicolizzazione, violenza verbale. I numeri emergono dalla quinta edizione della Mappa dell’intolleranza, voluta da Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti realizzata per analizzare il fenomeno dell’odio sulla rete sociale. <<La disabilità è ancora additata come minorazione da non accettare. In piena emergenza pandemia, tra marzo e aprile 2020, l’odio in rete sei è rivolto soprattutto contro chi aveva bisogno di cure>>. Alcuni riguardano l’adozione di un linguaggio inappropriato (ad esempio il termine “Handicappato”) e di parole ironiche e dispregiative riferite a specifiche condizioni di disabilità (ad esempio, verso le persone con sindrome di Down). <<Persiste l’utilizzo inopportuno e offensivo di immagini di persone con disabilità in manifesti e campagne di comunicazione>>, come dichiara la direttrice dell’Unar, Triantafillos Loukarelis: <<Usare le parole e le immagini della disabilità per offendere è un fenomeno purtroppo dilagante soprattutto sui social, che alimentano pericolosamente la cultura del pregiudizio e della discriminazione>>.
    • l’Agenzia dell’Unione europea dei diritti fondamentali ha sottolineato come l’Italia, diversamente da altri Stati membri, ignori l’abilismo come crimine d’odio. Human rights watch, già dieci anni fa aveva rilevato che, pur esistendo la legge 205 del 1991 (legge Mancino), il nostro Paese fosse carente a qualsiasi orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità . In molti casi, un reato contro disabili non viene giudicato come un crimine d’odio, ovvero come un atto violento generato da un sentimento di discriminazione, odio e pregiudizio contro una specifica categoria sociale, escludendo frequentemente la possibilità di poter applicare l’aggravante prevista dall’articolo 36 della legge 104 del 1992: <<La proposta di legge Zan vuole giustamente impedire le espressioni più odiose e cruente. Siamo affianco al mondo Light in questa comune battaglia di civiltà. E lo saremo con tutte le persone che come noi, devono lottare quotidianamente per affermare il proprio diritto alla felicità .Uniti possiamo sperare in una società inclusiva che non tema, bensì valorizzi le cosiddette diversità>>. Della stessa opinione anche Silvia Contrerà, vice-presidente della Fish, Federazione italiana superamento handicap: <<Sono in aumento i comportamenti discriminatori contro le persone con disabilità originati da pregiudizi e stereotipi, dalla violenza sessuale ai maltrattamenti e alle violenze nelle Rsa, al bullismo e al cyberbullismo>>, sottolinea Cutrera, responsabile del gruppo donne della stessa Federazione: <<La persona con disabilità può subire ulteriori discriminazioni inerenti al genere, all’orientamento sessuale e altre caratteristiche. La legge Zan oltre a proteggere normativamente dalla violenza prevede azioni formative soprattutto nelle scuole ed è fondamentale l’educazione alle diversità fin dai primi anni dell’istruzione>>.

TU SORRIDERAI

PRESENTAZIONE TG SKY 24

Tu Sorriderai è il nostro ultimo singolo estratto dal secondo album Resistència. Dopo Deneb è il nuovo lavoro discografico firmato con la label/management Sorry Mom, di prossima uscita sulle principali piattaforme digitali. 

Tu Sorriderai coglie nel pieno il nostro obiettivo, ovvero di mettere in piedi un brano che rispecchiasse la varietà e la maturazione sia nei contenuti quanto nei suoni di Resistència. È un brano con atmosfere oscure, piccole tinte dark, soprattutto nel basso e chitarre molto ricercate in una psichedelia moderna. Il testo è diretto e neorealista.

Il brano nasce con la scrittura del testo tra ottobre e novembre 2019 da Alessandro Dionisi il quale da anche una prima bozza di struttura al brano che successivamente verrà arrangiato dalla band in sala prove, completato in registrazione e post produzione. Con il sopravanzare della pandemia e allegate chiusure i musicisti non suonando più con regolarità hanno congelato il brano per poi riprenderlo quando si incontrano in sala prove.

Tu Sorriderai cosa racconta? Narra un tema scottante ovvero LA FAME, la malnutrizione cronica presente sul nostro pianeta fin dagli albori come forma di sopravvivenza individuale e con il trascorrere dei decenni della comunità. La sopravvivenza è stata forma di scontri degenerati spesso in saccheggi e vere e proprie guerre.

LA FAME spesso è figlia anche di interessi e poteri nei paesi avidi di sviluppo bulimico sempre pronti ad attingere sulle risorse naturali di altrettante comunità rese povere. La fame genera fame ed allarga sempre più la forbice sociale tra il ricco e il povero, il centro e la periferia, Il nord ed il sud.

In questo brano la tematica centrale non è circoscritta solo al problema nutrizionale ma è anche una metafora comportamentale: successo personale, ego, rancore, potere economico, geopolitico, aziendale. Il tutto molto spesso genera vizio, cinismo, scontro ed indifferenza. Questo climax lo abbiamo reso musica grazie alle chitarre di Claudio Scorcelletti e al basso di Isvard. Testo e musica devono sempre compiere lo stesso viaggio.

Il brano si conclude con un finale aperto: il “Tu Sorriderai” può essere interpretato a seconda della propria libera lettura. Sarà un finale sarcastico? Ironico? Reale? Ognuno avrà la sua risposta.

Tu Sorriderai è stata realizzato da: Alessandro Dionisi (Voce) Claudio Scorcelletti (Chitarre) Isvard (Basso) Manuele D’Andrea (Synth, batteria, pianoforte elettronico)

Registrato presso la MD produzioni musicali (Roma)

Il Videoclip, dove ha suonato David Folchitto (Batteria) è stato girato presso la sala concerti Mob (Roma) grazie alla 

regia di Rodolfo Manna, Claudia Cangemi al trucco. 

Chiara Berardo ha interpretato magistralmente il personaggio protagonista della storia

PLATONE: PROTAGORA E IL MITO DI PROMETEO

Lezioni di filosofia Professore Matteo Saudino

(15 marzo 2016)

Le virtù per i sofisti sono tecniche oratorie, dialogiche, retoriche, insegnate a pagamento che hanno la funzione, nell’agorà, nella polis di acquisire consenso, far prevalere una tesi, di decostruire una tesi avversaria. Sono alla base delle grandi capacità argomentative che un buon politico, un buon uomo pubblico deve possedere. La vita pubblica nell’antica Grecia è vissuta con grande slancio, forza, la più degna rispetto quella privata. Per il mondo greco e quello romano la vita dell’oikos, della casa privata è collettivamente e nell’essenza inferiore. L’uomo si realizza nella sua dimensione pubblica, non privata.

Nel Protagora Platone polemizza con queste virtù esaltando invece le virtù filosofiche della ricerca. La virtù è una ricerca dentro di sé, una ricerca dialogica, della verità. È una ricerca costante come gli ha insegnato il suo grande maestro Socrate. In questo dialogo l’omaggio a Socrate è evidente perché Platone si concentrerà solamente su specifiche virtù, quelle politiche, indispensabili per edificare una comunità di uomini al fine di vivere felici. La grande filosofia di Platone politica ha sempre come obiettivo la felicità: gli uomini si uniscono, sono animali politici sociali al fine di vivere bene ed essere felici. Per spiegare quali siano le virtù politiche indispensabili della vita, quelle collettive, Platone ricorda il mito. 

Il mito ha una funzione in Platone di preparare l’uditore, l’allievo, il dialogante la comprensione alla comprensione di una teoria filosofica. Il mito con immagini evocative costruisce una via d’accesso alla comprensione delle teorie filosofiche. Le immagini vanno al di là anche delle parole. Qua possiamo agganciarci anche alla seconda interpretazione del mito, quella celebre di Heiddeger filosofo del ‘900 secondo il quale il mito in Platone ha una funzione di andare al di là del linguaggio. Dove il linguaggio termina, dove non è più in grado di proseguire con le parole e i concetti, allora il mito recupererà immagini che hanno dentro di sé immagini e parole che verranno conquistate, costruite, prodotte con questa sorte di ponte al di là del linguaggio stesso. 

Il mito di Prometeo centrale dentro il dialogo intitolato “Il Protagora”

Contesto: gli dei hanno gli esseri viventi, gli uomini, gli animali e si apprestano ad aprire le porte del mondo ai primi. All’alba dovranno uscire e iniziare il viaggio, questa avventura che si chiama la vita, iniziano a popolare il mondo. Ma questi animali e uomini non hanno ancora delle qualità. Gli dei chiamano Prometeo ed Epimeteo, due semidivinità metà uomini e metà dèi. Chiamano i due fratelli affinché s’incaricano di distribuire queste qualità. Epimeteo(il fratello minore (letteralmente significa colui che è imprevidente), agisce senza troppa ponderatezza, riflessione, in maniera impulsiva, di slancio chiede al fratello Prometeo (letteralmente significa preveggente, colui che vede prima), chiede di poter distribuire agli esseri viventi qualità.

Il fratello si fa prendere dalla convinzione che sia una buona scelta e lascia ad Epimeteo l’incarico. 

Epimeteo inizia a distribuire le facoltà agli esseri viventi.

“Epimeteo fece la distribuzione: assegnò ad alcuni animali la forza ma non la velocità e ad altri più deboli la velocità perché potessero salvarsi con la fuga di fronte ai pericoli ed altri ancora in mezzi di difesa o offesa, o altre capacità che rendessero possibile la loro conservazione. Agli animali più piccoli dette la possibilità di fuggire con le ali e di nascondersi sotto terra e a quelli più grandi insieme con la grandezza detta la capacità di conservarsi. E così distribuendo ad ogni essere una facoltà appropriata fece in modo di evitare che qualche razza si spegnesse. Distribuì inoltre spesse pelli e pellicce affinché gli animali si difendessero dal freddo invernale e dai calori estivi e procurò ogni specie di cibo diverso o le erbe degli alberi e delle radici e la carne per gli altri. Ai carnivori tuttavia segnò prole poco numerosa mentre dette una prole abbondante alle loro vittime in modo da garantire conservazione della loro specie”.

Platone ci presenta un disegno magnifico, preso in questa dimensione di distribuzione delle qualità. Comincia a distribuire e agli animali piccoli darà la possibilità di andare sotto terra, mimetizzarsi, nascondersi, di poter volare, essere veloci e vivere nell’acqua. Agli animali più grandi darà la forza, spesse pellicce per resistere al freddo, pelli più sottili per resistere al caldo. Agli erbivori darà una prole numerosa in modo tale che possano proliferare in maniera più veloce ma ai carnivori una prole più ridotta perché altrimenti non ci sarebbe l’equilibrio. Il tema dell’equilibrio ecologico, ambientale, alimentare di oggi, noi che siamo tutti carnivori ed abbiamo convertito gran parte dei campi da produzione di riso, cereali, di mais per produrre invece erba da dare in cibo in alimentazione agli animali, a mucche, maiali, cavalli, in modo tale da poter nutrirci di carne. Il mondo è una grande supermercato di carne ma per produrre carne servono più pascoli e terre di quanto serva, ovviamente, per produrre cereali. Oggi abbiamo un problema di equilibrio alimentare nel mondo e Platone ci presenta con presto affresco una natura che ha trovato un proprio equilibrio, ma questo equilibrio è solo apparente perché Epimeteo ha commesso un errore: ha distribuito tutte le qualità agli animali mentre agli uomini i non è rimasto più nulla. “Fratello cosa hai fatto?” sopraggiunge Prometeo. 

“Oh caro, ho dimenticato gli uomini! Non vi è più nulla. Gli uomini, i più deboli tra le creature, i più deboli tra gli esseri viventi: non son veloci come un giaguaro, non volano come gli uccelli. Non sono forti come un leone, un orso. Gli uomini non stanno stare in acqua. Così senza qualità, nudi, sono destinati alla morte”.

L’alba sta sopraggiungere: gli dei apriranno le porte agli esseri viventi, gli uomini, così saranno destinati a perire.

Prometeo preso dalla forza, dal coraggio, decide di compiere un gesto titanico, di disobbedienza. Si reca furtivamente presso gli dèi e ruberà il fuoco ad Efesto e l’intelligenza tecnica ad Atene. Li donerà agli uomini così riusciranno a procurarsi il cibo, ripararsi in caverne, costruirsi dighe, palafitte. Riusciranno ad avere l’intelligenza tecnica, la forza e il fuoco per poter sopravvivere. Per questo Prometeo verrà punito ed incatenato ad una rupe e continuamente divorato nelle proprie interiora da uccelli, rapaci che si ciberanno ogni giorno. Ogni notte le interiora, il fegato, i polmoni, il cuore ricresceranno in modo tale che la punizione per Prometeo sia eterna, sempre punito per aver schernito gli dèi. Gli uomini grazie a Prometeo continueranno a vivere, venerare e pregare gli dei. Questi uomini così di slancio in grado di sopravvivere però sono deboli perché non riescono a vivere insieme. Hanno intelligenza, tecnica, scienza, armi e fuoco ma non sono capaci di vivere insieme. Soli e disuniti periscono contro le fiere, le impervie che li travolgono e divorano. Per vivere insieme tutto questo non basta, servono altre qualità. Zeus disperato vede gli uomini morire. Polemos, il dio della guerra, s’impossessa degli uomini incapaci di vivere, si combattono a vicenda e periscono di fronte alla natura. Polemos chiama di fretta e furia il suo messaggero Ermes e gli dice: “Ermes scendi tra gli uomini e porta ad essi queste qualità: porta il rispetto reciproco, porta la giustizia, la fortezza, il coraggio. Porta i principi ordinatori del genere umano, i principi ordinatori del vivere insieme. Non bastano le arti meccaniche; non bastano conoscenze e competenze tecniche. Per vivere insieme servono il rispetto, forza, coraggio, pudore. Serve mettere al centro la comunità, la collettività. Bisogna salvare il genere umano dall’egoismo, dalla fragilità, dalla vita atomizzata” tipica della società borghese-capitalista che pensa ottimizzando l’utile e il profitto privato significa creare utilità e una dimensione collettiva di benessere. Questo va in crisi nel nostro passaggio di millennio nel momento in cui un capitalismo sempre più cieco ed egoista invece arraffando risorse dal pianeta terra, costringendo uomini attraverso la guerra, mutamenti climatici, anche ad accumularsi, ammassarsi, fuggire, precipitare negli eventi come guerre, odi e violenze e tutto riecheggia già in Platone. Se non ci sono capacità di solidarietà, di rispetto, la comunità umana non nasce, “Il genere umano”, ci dice Platone, “non può conservarsi senza l’arte meccanica, senza le conoscenze tecniche ma neanche senza l’arte del vivere insieme”

L’arte e il vivere insieme va trasmessa, gli dèi ce l’hanno donata, va tramandata, costruita e dovrebbe essere al centro di ogni riforma scolastica. L’arte di vivere insieme. La scienza senza la politica è cieca; la politica senza la scienza è sorda o muta. Per poter vivere insieme ci servono sia le tecniche scientifiche, sia quelle umane e politiche. E senza il binomio che i grandi umanisti hanno avuto la forza di riprendere, senza la formazione proiettata all’unione della conoscenza umanistico-scientifica non c’è futuro. Il prevalere di una tecnica arida finalizzata solo all’accumulo di profitto e capitale, alla costruzione di consumatori e di cittadini. L’abbinamento natura-politica-progresso nasce una fiorente e ricca comunità!

FA BENE

  • STORIA DI UN PUNKABBESTIA SOLITARIO

Nel periodo delle scuole medie conobbi Giuliano. Non eravamo in classe insieme. Era un’adolescente particolarmente vivace ma, diversamente dagli altri, introverso. Anche io ero irrequieto, trascinavo dietro me gli improvvisi sconvolgimenti all’interno della mia famiglia e in età adolescenziale è un bel carico da gestire.

In determinate circostanze come d’improvviso si aprono parecchie strade pericolose da percorrere specialmente quando la mente corre irregolarmente e solitaria. Le più estreme sono l’irrigidirsi, chiudersi in sé stessi rischiando di cadere passo dopo passo nell’isolamento sociale. L’acutizzarsi di disturbi alimentari come l’anoressia o la bulimia avvengono in una fase di forte cambiamento fisico. In altre occasioni ti ribelli ad un qualcosa che non conosci, lo fai perché improvvisamente ti senti grande, forte. Il tempo si dilata. La fame oscura ti tenta ed aumenta il desiderio di tenere tra le mani un qualcosa di grande e sfuggevole. Nel periodo adolescianziale, qualunque sia la tua quotidianità, rafforzi la corazza e scarichi l’estrema frustrazione. Il passaggio dall’innocenza alla strada che porta alla maturità è difficilissimo in qualsiasi ambiente, esso sia ovattato o polveroso.

La mia vivacità in ogni caso è rimasta sempre sotto controllo dal lato razionale e lucido che interviene sempre quando sto per esagerare. Riguardando il film della mia vita aggiungo per fortuna!! La razionalità però non è mai stata sola ma accompagnata dalla parte più irrazionale e ribelle, un mixer strano capace di farmi alzare il culo da tanti errori commessi, scelte azzardate dettate molto spesso dall’istinto di cui non rinnego nulla. In quegli anni ero un pò come Giuliano. Osservavo molto le sue movenze, la sua mimica come il tono della voce. Non mi avvicinavo. Credo mi comportassi così perché mi sentivo in competizione con lui senza alcun obiettivo finale. Giuliano abitava a Corviale, il famoso serpentone lungo 1 km, il muro del disagio dove sono tuttora assiepate migliaia di famiglie che si autogestiscono in una stretta comunità. Tornerò a parlare delle periferie romane e in particolare modo dove sono cresciuto io.

Per molti adolescenti incazzati vivere a Corviale li rendeva dei fighi.. Vivere nel disagio dove ci sono i coatti, piccoli spacciatori, gli ascensori nei condomini senza alcuna manutenzione li faceva sentire dei duri. Sapere che nei garage della muraglia ci sono più motorini e macchine rubate accresce per molti l’ego soprattutto quando si esce dal mondo periferico.

Io non ero così: nel mio sangue c’è stata la volontà di conoscere, spostarmi, scuotere, evitare la routine. Però il senso di protezione, almeno per me, il tuo quartiere che non ami te lo da ugualmente.

Forse invidiavo a Giuliano Il fatto che abitassi a 500 metri da Corviale seppur non frequentassi i lotti, pur avendo trascorso due anni della mia vita nelle scuole medie del casermone in una vera e propria cella con i muri grigi e le luci fioche.

Qualcosa accidenti non mi dava quel temperamento. La sera ad un certo punto le strade per il sottoscritto si dividevano verso sud e questo “palazzo mostro” lo potevo guardare solo dal terrazzo della mia abitazione. Per un adolescente incazzato tutto questo può diventare una piccola frustrazione. In realtà Giuliano viveva inizialmente male Corviale, la sua incazzatura era legata alla sfortuna di essere cresciuto in quel luogo isolato, dove pattuglie della polizia erano ferme li davanti ai lotti come se fosse un carcere dal quale i detenuti potevano scappare facilmente. Una certa metafora col la gattabuia su questo blocco di cementificazione l’ho elaborata maturando negli anni. Il Serpentone era abbandonato da Dio, un luogo dove gli autobus interrompevano la loro corsa prima di arrivare nella zona. Non a caso il capolinea stazionava dove abitavo io a 500 metri. In quei 500 metri si perdeva ogni forma di normalità, convivenza, comunità e senso civico. Centinaia di persone ogni sera tornavano dal lavoro e non potevano usufruire appieno del trasporto pubblico. Fine corsa: una punizione discriminatoria e incomprensibile.

Il suo rapporto contraddittorio con Corviale Giuliano me lo raccontò qualche anno dopo..

Perché contraddittorio? Qui la risposta: il mio amico punkabbestia solitario ama la natura in maniera smisurata. Adora la natura, il vagabondare nella terra che lo ospita. È sempre alla ricerca di bellezze generatrici, luoghi selvaggi… Giuliano non fa ricerche su google, usa la creatività, il fiuto e l’istinto.

Corviale è un palazzone grigio, alto 37 metri per 9 piani. Non è immerso, a differenza di molti complessi condominiali popolari nel caos urbano: al contrario, sulla Via Portuense, il verde e le piante fanno da padrone. Se sgombrassimo per un attimo dalla mente il degrado che investe questa come altre zone della periferia urbana, il paesaggio agli occhi è rilassante.

La Via Portuense fu fatta costruire dall’imperatore Claudio nel I secolo d.c per far collegare l’urbe al porto a ridosso della foce del Tevere. In questo ultimi decenni in prossimità di Fiumicino sono stati costruiti molti appartamenti, sono nati nuovi quartieri, la zona di Commercity è un punto logistico importante, ma dietro l’immenso muro lungo 986 metri quasi magicamente nulla è cambiato. Ci sono allevamenti di cavalli, campi coltivati. la natura selvaggia nella tenuta di Somaini con le vecchie fattorie. Tutto questo a pochi km dalla caotica Magliana e Viale Marconi.

Giuliano non ha mai staccato il cordone ombelicale da tutto ciò, è rimasto imprigionato, dipendente dal suo quartiere. Questa dipendenza lo ha portato ad un’estrema solitudine nociva per la salute. Con il passare degli anni ho capito la ribellione solitaria di un adolescente spesso bullizzato, mai alla ricerca della comitiva dei cattivi…

La gente ha paura della libertà e soffre inevitabilmente quando qualcuno la raggiunge. Ho compreso le passeggiate solitarie, marchio di fabbrica in ogni fase della sua vita. Ho metabolizzato la sua difesa a spada tratta per un quartiere isolato come le fughe ripetute verso il lago di Martignano, Calcata, Nepi e l’estremo bisogno di tornare sempre nel suo appartamento tetro.

Ho compreso e non giustificato il suo approccio con l’alcol divenuto di volta in volta sempre più aggressivo. Con il tempo ci siamo conosciuti, abbiamo parlato molto e la sua visione di scenari futuri estremi e venati di assurdità sono verificabili oggi dai nostri occhi. Le persone lo schernivano, gli davano del tossico visionario. Tutto questo però non succedeva a Corviale (una comunità fortissima che lo ha sempre protetto) ma nei quartieri adiacenti o sui mezzi pubblici. Nelle nostre lunghe chiacchierate mi raccontava delle reazioni assurde delle persone.

Non ho mai trovato in un essere umano un’amore così genuino, quindi vero, verso la natura, per di più in questo periodo dove l’ambiente, il Green, sarà la grande torta del business, delle lobby allegate alle mafie. Mi piacerebbe veder ridere e poi bestemmiare Giuliano nel sentire la parola Green. Oggi molti si riempiono la bocca di parole tradotte da un vocabolario on line. Penso al mio amico Giuliano e vedo granelli di sabbia di fronte all’Oceano. Altri ancora si riempiono la bocca di fumare buona marijuana non avendo mai assaggiato quella da lui coltivata..

Ricordo un particolare: nel 2011 avevo formato un duo chitarra e voce con un mio amico, Valerio, dove organizzavamo eventi artistici a 360°. La serata sia chiamava Maskara night. Giuliano ha dipinto bellissimi quadri con un tema di fondo: la natura. Quella sera organizzammo alla Locanda Atlantide un locale stupendo nel quartiere San Lorenzo che oggi non esiste più. Fu una serata pazzesca, riuscimmo a fare il nostro sold-out.

Invitai Giuliano ad esporre i suoi quadri. Si presentò nel locale senza alcun quadro ma improvvisò sul palco un monologo strepitoso, parlando di riserve naturali, inquinamento, umanità involuta. Lo accompagnavano Tennent’s medie. Quella sera ho visto negli occhi delle persone un senso di complicità ed umanità ritrovato in rarissime occasioni precedenti o successive Non sto raccontando una cazzata: la concentrazione sotto il palco per un perfetto sconosciuto fu qualcosa di memorabile! In questi lunghi anni Giuliano è diventato un punkabbestia solitario. Purtroppo deve fare i conti con l’alcol maledetto. Per un lungo periodo ha dovuto combattere per smaltire gli schifosi effetti collaterali degli psicofarmaci. Ecco, quello è stato un attimo di debolezza per Giuliano. Cadere nelle mani di dottori spacciatori di droghe legali.

Queste droghe farmacologiche lo hanno steso per un lunghi anni. Da quella tossicità è riuscito a venirne fuori ma purtroppo oggi deve combattere un vissuto estremizzato. In lui stimo il coraggio di essere stato sempre una persona indipendente, anche la scelta iniziale di condurre un certo stile di vita. Stimo la sua capacità di non essere una persona invadente tantomeno violenta. Una vita particolarmente difficile ti porta a perdere equilibrio, soprattutto quando ti accorgi di essere stato abbandonato anche dalla più misera istituzione a cui fondamentalmente non credi o dalla merda stessa!! Nella vita condotta da ognuno ci sono momenti topici, dove qualcosa si rompe con il mondo l’esterno e non si assembla più. Può accadere in modo violento, accecante, ma anche sottile. Il tuo corpo comandato dalla mente improvvisamente può respingere, fare muro ed attaccare. Il tuo inconscio comincia a bramare la rottura del compromesso scelto dalla nostra forte o debole personalità.

Fa Bene parla ovviamente di Giuliano, il Punkabbestia solitario e un elogio alla bellezza della natura, raccontata con parole semplici quando specialmente ti viene sottratta o raccontata dal “Saggio del villaggio”

FA BENE

LE MANI SUL MONDO CREANO UN CUMULO POLVERIZZATO

NEANCHE UNITI DAL DOLORE TRA BENDE MACCHIATE DI SANGUE

È CIÒ CHE GLI ALTRI CI HANNO CREATO

È CIÒ CHE GLI ALTRI CI HANNO CREATO…

FA BENE FA BENE FA MALE, QUESTO TU LO PUOI SCOPRIRE

FA BENE FA BENE FA MALE, NON LASCIARTI ANDARE, NON DEVI MORIRE GIÀ..

IL SAGGIO DEL VILLAGGIO MI INSEGNÒ IL COLORE DI MADRE NATURA

LA BEFFA DEI SOGNI E TUTTO CIÒ CHE AVRESTI DOVUTO SUBIRE

IL SAGGIO VENNE DERISO, SEDATO, DAL DOTTORE PER ANNI CURATO, SULLA PANCHINA SEDUTO, SEDATO, SEDUTO, DROGATO…

FA BENE FA BENE FA MALE, QUESTO TU LO PUOI CAPIRE

FA BENE FA BENE FA MALE, NON LASCIARTI ANDARE, NON DEVI MORIRE GIÀ

FA BENE FA BENE FA MALE, QUESTO TU LO PUOI SCOPRIRE

FA BENE FA BENE FA MALE, NON LASCIARTI ANDARE, NON DEVI MORIRE GIÀ

LA MONTAGNA SGRETOLA, LA STRADA CEDE, IL PONTE CROLLA, ROGHI TOSSICI

MA IL BLACK OUT È, IL BLACK OUT È TOTALE, IL BLACK OUT È TOTALE

IL BLACK OUT.

TU SORRIDERAI

A breve uscirà TU SORRIDERAI il videoclip della mia band RadioAttiva con l’agenzia Sorry Mom. Un brano molto bello, scuro ed atmosferico, arrangiato con cura, stravolto dall’idea iniziale. Il testo fotografa, ahimè, la situazione economica e sociale attraversata dal nostro pianeta e acutizzatasi negli ultimi mesi. Scrissi questa canzone nell’ottobre del 2019. Per questo videoclip hanno lavorato professionisti nel mondo artistico: ringrazio in anticipo Rudy ( Regia, Fotografia, Montaggio) Chiara Berardo (Attrice) Claudia Cangemi (Truccatrice)

Nei prossimi giorni approfondiremo….

RESISTÈNCIA

Resistència, fu scritta nel pieno delirio Trumpiano, un fenomeno purtroppo non facilmente estinguibile, avendo intaccato un modello non rimosso dai conservatori e da quella zona nera presente su tutto nostro pianeta, da nord a sud dei poli… Resistència non parla del personaggio goffo, surreale ma altrettanto pericoloso quale l’ex presidente degli Stati Uniti, bensì degli effetti collaterali, ovvero la feccia sporca, grezza, nera, visibile in un capo branco, come nei personaggi solitari i cui volti sono inespressivi.

In questi ultimi anni una delle parole più gettonate è stata muro, come confine fisico o mentale. La barriera di separazione tra gli Stati(mai)Uniti e il Messico (Muro della vergogna) è cominciata con il governo Bush nel 1990. Il muro è dotato di illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, oltre ad un sistema di vigilanza permanente effettuato con veicoli ed elicotteri armati. I due stati sono divisi da questo muro, da queste barriere metalliche che oltrepassano i 1100 km. Un recinto pronto a fottersene dell’ambiente, potentissimo a distruggere l’habitat isolando nel frattempo moltissimi animali rari del Nord America. In più le barriere hanno acutizzato i danni dovuti alle alluvioni: le barriere come dighe impediscono all’acqua di defluire. In questa quadro drammatico il colore nero dell’acciaio assorbe facilmente il sole [da quelle parti viaggia a temperature alte] rendendo così le pareti surriscaldate, altra arma per evitare il contatto delle persone con questo pazzesco muro… Tengo a ricordare che nessun Presidente Americano, repubblicano o democratico, abbia fermato oppure demolito un solo metro di questa vergogna.

I muri possono essere mentali e qui andiamo a toccare un altro tasto dolente che ci appartiene in prima persona. L’Italia della propaganda, del comizio, dello stereotipo, dell’omologazione virtuale, delle risse in rete ha creato in questi anni un livello culturale basso, il peggiore degli ultimi decenni. Un tempo la mia cara vecchia sinistra aveva un obiettivo, una missione: alfabetizzare gli ultimi. Oggi la nuova “sinistra” mediamente cambia segretario del proprio partito principale ogni due anni. Nella mia città, Roma, la “nuova sinistra” amministra i municipi del centro storico, mentre le periferie sono state lasciate alla mercé di destra propagandistica e visioni pentastellate.

La Lega di Matteo Salvini ha spostato decisamente i suoi numeri elettorali grazie a questa ossessiva promozione, una sorta di vecchia televendita televisiva, contro l’immigrato e in particolare modo gli africani. Nel suo elenco della spesa al supermercato non manca mai la pastosa filastrocca pesante, ridondante e alquanto squallida contro i profughi che fuggono dalle proprie terre, martoriate dalle guerre, coperte da una disinformazione pazzesca (quindi complice) dove gli interessi dei padroni del mondo è quello di ciucciare senza alcuna sosta le risorse di questi territori. Il petrolio è pompato dai pozzi di tutta la fascia saheliana, in Nigeria e lungo le coste occidentali, in Egitto e Libia del nord e Sudan del sud. Sono molti i giacimenti di oro, rame, uranio, come il Coltan, nella Repubblica del Congo, il minerale necessario alla produzione di prodotti elettrici tra cui i nostri pc, smartphone, consolle audio, digitalizzazione satellitare. Si estrae dalle miniere del nord-est della Repubblica democratica del Congo dove si combattono diverse guerre per il controllo della risorsa mineraria costata oltre 5 milioni di morti tra cui moltissimi bambini il cui sfruttamento fa rabbrividire.

Rimanendo sulla canzone immaginai questo personaggio dai luoghi comuni, in una sorta di villaggio Far West dove da buon sceriffo con la pistola e il bicchierino di whisky dettava legge in questa area polverosa. Il tutto l’ho trasferito nel chiosco di una spiaggia italiana, magari a Milano Marittima dove si consuma buon Mojiito ma se il sole ti incoccia parte lo sproloquio. Quello successo due estati fa, in una torrida estate, la più calda degli ultimi decenni! In Italia, il concetto di “ronda” ha preso piede da diversi anni, come il farsi giustizia da sé. Il clima di panico verso il nero nemico, la diversità in generale è stato il virus su cui altre varianti sono esplose: l’omofobia, la violenza sulle donne, la transfobia. Questo virus spesso è usato come tema principale delle campagne elettorali. Il tecnica persuasiva di questi personaggi inetti è il ripeterlo ossessivamente, approfittando della completa anestetizzazione degli individui nei social network, la più grande trappola che i geni del male abbiano creato.

Resistència nei ritornelli cita paesi o personaggi, esempio Gino Strada, che sono stati bullizzati dal potere marcio ed avido della politica italiana. Luoghi sul nostro territorio (Ilva – Librino) Resistència sconfina oltre le alpi ricordando tante comunità sotto i bombardamenti, gli interessi dei padroni della terra, faccendieri e multinazionali; la nuova geopolitica..

Il tutto si può sintetizzare in “Mon dieu siamo uguali di fronte alla morte; Mon dieu, nessuna guerra ha vinto”

In nome di dio si fa propaganda politica ( squallida quella di Salvini e il famigerato rosario) In nome di dio non si contano più le guerre!

Resistència è il mio personale manifesto antimilitarista a pacifista. Mi rigetta piacevolmente indietro con gli anni quando ho esercitato il servizio civile e nel privato dove con orgoglio difendo i diritti umani attraverso manifestazioni, petizioni, sostegno morale. La violenza crudele fisica o psicologica la ripugnerò sempre e combatterò fino all’ultimo respiro! Essa va respinta e contrastata solo attraverso un lungo percorso culturale, incentivando la dialettica e non separandola. Avvicinando l’uomo verso il suo simile e non allontanadolo con le nuove tecnologie. Il mio urlo è un chiaro NO ad una società sempre più digitalizzata, lo smart working come migliore soluzione lavorativa o la didattica a distanza, la peggior cattiveria verso la fonte, la ricchezza della nostra società: i giovani!

RESISTÈNCIA testo:

OGGI VIVO DENTRO UN NASTRO FAR WEST MA LUI NON TROVA PACE

CORRE LO SCERIFFO INVASATO CON LA STELLA DI LATTE E MERDA

GLI OCCHI DEL FEDELE COLLETTIVO SBARRANO PORTI E CIELI, MARI DENTRO UN MURO MENTALE

AFRICA, RESISTÈNCIA

IL MIO SANGUE, RESISTÈNCIA

ALLA PACCHIA FINITA, RESISTÈNCIA

MERDIONE, RESISTÈNCIA RESISTÈNCIA, RESISTÈNCIA…

IL PISTOLERO CERCA OCCHIO COLLETTIVO MUSCOLOSO, INCAZZATO

SEMPRE SOCIAL, IN DIRETTA ONM LINE, GLI ZOMBIE COLLEGATI

IL TAGLIAGOLE SULLE SPIAGGE, NELLE PIAZZE, RICERCATO IMMIGRATO, SEI LA TAGLIA MORTALE, FINALE..

SIRIA, SOMALIA, RESISTÈNCIA

GINO STRADA, RESISTÈNCIA

ILVA E LIBRINO, RESISTÈNCIA

TU TERRONE, RESISTÈNCIA..

MON DIEU, MOND DIEU, MOND DIEU, SIAMO UGUALI DI FRONTE ALLA MORTE MON DIEU; MON DIEU, MON DIEU, MON DIEU, NESSUNA GUERRA HA VINTO MON DIEU..

INDIOS, ARMENIA, RESISTÈNCIA

DON BASS RESISTÈNCIA

MESSICO, RESISTÈNCIA

RESISTÈNCIA, RESISTÈNCIA, RESISTÈNCIA…

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