L’età del Romanticismo (prima parte)

L’ età del Romanticismo si colloca tra la fine del secolo XIII e metà del secolo XIX, con sfasature cronologiche nella data d’inizio da paese a paese. Dal punto di vista storico-politico, questa epoca, che per molti aspetti segna una svolta radicale nella storia dell’umanità, avvia una fase culturale riconducibile in questi punti:

  • Gli anni della Rivoluzione Francese (1789-1795)
  • L’intera durata dell’esperienza Napoleonica (1795-1815)
  • Il Congresso di Vienna (1814-1815)
  • Le ondate di rivoluzionarie che nel 1820-1821 e nel 1830-1831 agitarono l’Europa.

La Rivoluzione Francese condotta dal terzo stato contro l’Ancien Règime, il vecchio sistema politico di impostazione ancora feudale che rappresentava da secoli gli interessi della nobiltà e del clero, conservandone i privilegi a danno delle altre classi sociali.

Il terzo stato, che si assunse il compito storico di distruggere questo ordine oramai decrepito, non era però una classe sociale omogenea. Raggruppava al suo interno una vasta congerie di individui uniti soltanto dal fatto di non appartenere né al Primo stato (quello dei nobili) né al secondo Stato (quello del clero).All’interno del Terzo stato, la forza più importante era costituita dalla borghesia, la classe sociale che fin dall’età medievale si era andata gradualmente affermando, grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza e alla sua intraprendenza, in contrapposizione alla nobiltà, e che, nel corso del Settecento, era ideologicamente maturata ispirandosi ai principi e agli ideali dell’illuminismo. Quest’ultimo si proponeva intorno alla metà del XVIII secolo di “illuminare” alla luce della ragione la mente degli uomini per liberarli dall’ignoranza, dal fanatismo e dalla superstizione e per avviare l’umanità, attraverso la conoscenza e la scienza e in aspra polemica contro tutti i retaggi oscurantisti della cultura e della mentalità medioevali, al raggiungimento di condizioni di vita più umane. 

In un primo tempo la borghesia riuscì a controllare la Rivoluzione. Di fatto, nel 1789, fece approvare una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che mette a fondamento della nuova società e a modello di giustizia politica e sociale i grandi ideali illuministici di libertè, egalitè, freternitè e si colloca come la base di tutta la futura legislazione democratica, anche se risulta tipicamente borghese perché ribadisce l’inviolabilità del diritto di proprietà. In un secondo tempo, però, la Rivoluzione passò nelle mani delle fazioni estremiste del popolo e diede luogo a eccessi che fecero inorridire l’intera Europa e minacciarono le stesse conquiste dei borghesi. 

In questo clima di liquidazione della spinta rivoluzionaria maturò l’esperienza di Napoleone Bonaparte che, entrato in scena nel 1796 con il comando dell’armata spedita alla conquista dell’Italia, iniziò la rapida ascesa che in breve tempo l’avrebbe portato ad assommare in sé tutti i poteri fino a diventare imperatore (1804).

Napoleone, di fatto, svolse, in quel tempo, un duplice ruolo: fu, insieme, portatore di speranze di libertà, di indipendenza e di eguaglianza e, sul piano tecnico-amministrativo, di nuove strutture, laiche e più snelle, ma anche, contraddittoriamente, un monarca pressoché assoluto e quindi impossibile alle esigenze di rinnovamento che pure emergevano un po’ dappertutto in Europa. Comunque, nonostante abbia finito con il deludere i suoi più accesi sostenitori per il suo comportamento e per l’assetto politico sociale che costruì, egli, quasi suo malgrado, risvegliò in tutti i paesi in cui arrivò con il suo esercito forti sentimenti nazionali e insinuò in tutti i popoli ancora soggetti a dominazioni straniere che la libertà non era un “bene” esportabile dalla Francia ma una conquista che ciascun popolo ottenere con le sue forze. 

Contro simili fermenti rivoluzionari, come già qualche anno prima con la Rivoluzione francese, l’Europa ufficiale fece scudo, guidata da Inghilterra, Russia e Austria e dopo aver sconfitto Napoleone a Lipsia (1813) e a Waterloo (1815) con il Congresso di Vienna (1814-15) avviò il tentativo di cancellare l’intera esperienza napoleonica. Infatti al Congresso di Vienna le potenze vincitrici, scosse al loro interno dalla paura di pericolose innovazioni, sancirono il ristabilimento dello status quo ante (lo stato delle cose precedenti) alla Rivoluzione francese e inauguravano il periodo della Restaurazione.

Quest’ultima doveva comportare il ritorno dei legittimi sovrani sui loro troni, una stretta collaborazione tra Chiesa e Stato, intesa a garantire l’ordine interno e, a livello internazionale, un’alleanza tra i vari stati che si dichiaravano disposti ad intervenire in aiuto degli altri per contrastare ed eliminare ogni minaccia dell’ordine costituito (Santa Alleanza). In Italia la penisola vide tornare al potere vecchi sovrani e vide perpetuarsi la loro secolare divisione in tanti statarelli: nel Lombardo Veneto, ad esempio, tornò l’Austria e i Borboni continuarono a regnare in buona parte del Sud del paese.

Tuttavia mentre l’Europa della Restaurazione veniva attuando il suo programma, in tutto il continente venivano a fermentare spiriti nazionalistici e progetti di lotta. Così negli anni successivi al Congresso di Vienna l’Europa vede costituirsi segretamente e segretamente rafforzarsi gruppi di patrioti (le società segrete) e vide accentuarsi in tutti i paesi lo spirito nazionale. 

Il primo tentativo rivoluzionario esplose ne 1820-21, sotto la guida delle società segrete in collegamento internazionale tra di loro. Partito dalla Spagna, questo primo tentativo vide in Italia i moti costituzionali di Napoli e del Piemonte, entrambi falliti. Di fatto, solamente in Grecia, grazie anche alla solidarietà internazionale, la rivoluzione risultò vittoriosa e portò all’indipendenza del paese. Negli altri stati, emersero le carenze politiche ed organizzative delle società segrete, incapaci di contrapporsi alle grandi potenze e, soprattutto, prive di una larga base sociale che ne sostenesse adeguatamente la causa.

Una seconda ondata rivoluzionaria prese avvio nel 1830 in Francia, dove la borghesia, con i suoi programmi liberisti e progressisti, era venuta in contrasto con le tendenze assolutistiche della monarchia. Nel luglio del 1830, il popolo parigino, mosso e affiancato da forze borghesi repubblicane, scese in piazza e dopo tre giorni di lotta sulle barricate, scaccio il sovrano Carlo X, ma la vittoria popolare fu subito egemonizzata dalla borghesia liberale antirepubblicana e costituzionalista che controllava le strutture economiche e amministrative del paese e nominò re dei francesi Luigi Filippo (1830-1848).

Sotto l’influsso della rivoluzione parigiana si mossero anche il Belgio, la Polonia, la Germania e l’Italia, ma solo in Belgio i morti ebbero risultati positivi. Negli altri paesi, invece, la Santa Alleanza che univa in difesa del sistema politico vigente Austria, Prussia e Russia ebbe la meglio. In Italia, in particolare il tentativo di insurrezione nell’Italia centrale preparato dalla setta segreta dei Carbonari e capeggiato, a Modena, da Ciro Menotti fu troncato sul nascere (1831). Nel corso degli anni successivi, le delusioni seguite agli insuccessi patiti nel 1830-1831 fecero maturare un po’ dappertutto nuovi orientamenti politici che miravano a risolvere i problemi nazionali con metodi diversi da quelli seguiti fino ad allora e, soprattutto, ad allargare le basi sociali dei gruppi rivoluzionari, conquistando strati sempre più vasti alla causa della libertà e dell’indipendenza. Questo compito fu assunto da Giuseppe Mazzini e da altri intellettuali che diedero vita, tra gli anni Trenta a Quaranta, proprio il fallimento dei tentativi rivoluzionari mazziniani determinò il sorgere, un po’ in tutta Europa e in particolare in Italia, di un vasto movimento moderato che in breve tempo raccolse intorno ai suoi programmi lunghi consensi.

In Inghilterra nel frattempo si poneva all’avanguardia del liberalismo borghese ottocentesco con la riforma elettorale del 1832 (Reform Bill), che apriva alla possibilità del voto finale alla piccola borghesia, lasciando fuori le masse popolari. Negli anni Trenta si assiste quindi all’affermazione in Francia e in Inghilterra del modello “lliberal- borghese”, che si contrappone soprattutto a quello “conservatore -aristocratico” soprattutto dalla Russia e dalla Germania.

Il dibattito politico fu, in quegli anni, molto intenso e vide impegnati, su fronti diversi, non pochi intellettuali. Alla fine, l’intera Europa era pronta per una nuova fiammata rivoluzionaria che, di fatto, esplose nel 1848, “l’anno dei popoli” o, meglio, l’anno della rivoluzione liberale europea: un’ondata rivoluzionaria che coronò gli sforzi decennali della borghesia nell’età della Restaurazione e che segnò all’interno dell’Ottocento l’inizio di un momento storico tutto nuovo.

(Congresso di Vienna)

Pubblicato da Alessandro Dionisi

Cantante nella band RadioAttiva, scrittore, musicista

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