Medusa: La Storia della Sacerdotessa Maledetta

Da qualche parte in Grecia si nascondeva una creatura maledetta. Tra tutti i mostri che abitavano gli incubi degli ellenici, questo era sicuramente uno dei più temuti. Molti eroi coraggiosi avevano osato dare la caccia a questa creatura ma nessuno aveva fatto ritorno. Si diceva che questo essere fosse così orribile che nessuno poteva avvicinarglisi. Il suo nome era Medusa.

Ma Medusa non era mai stata sempre così: un tempo era stata una delle donne più belle che avessero camminato sulla terra.

Nacque dall’unione di due divinità marine primordiali, Forcide e Ceto e quando venne al mondo era una bambina come tutte le altre. Medusa aveva due sorelle: Steno ed Euriale. Erano gorgoni: creature che combinavano tratti di donna e di serpente. Fin dall’infanzia Medusa era devota alla dea Atena e quando giocava con le sue sorelle fingeva sempre di essere Atena, mentre le sue sorelle preferivano essere le cattive.  Insieme a loro giocava anche un ragazzo di nome Ificle , era il migliore amico di Medusa. I due erano inseparabili. Medusa cresceva e diventata ogni giorno più bella. Il suo fascino rendeva il giovane Ificle un facile bersaglio per Eros, il dio dell’amore.  Innamorato Ificle si dichiarò a Medusa. La giovane donna amava profondamente il ragazzo, ma il suo sogno era diventare SACERDOTESSA di ATENA e non poteva cedere alle tentazioni dell’amore. Quando raggiunse l’età appropriata la giovane donna iniziò la preparazione per diventare sacerdotessa di Atena. Le apprendiste del tempio erano tenute a condurre una condotta e una disciplina immacolate, tutte le loro azioni potevano riflettersi sulla reputazione della Dea. Uno dei requisiti principali per diventare sacerdotessa di Atena era la purezza assoluta. Dovevano rispecchiare loro stesse in Atena. Per tanto le ragazze dovevano rimanere vergini come la Dea che non si arrendeva mai all’influenza di Eros e di Afrodite. Medusa divenne una sacerdotessa perfetta, forse anche troppo perfetta.

I rituali condotti da Medusa continuavano ad attrarre sempre più seguaci ammaliati dal fascino di quella ragazza. Medusa aveva dei bellissimi capelli fluenti. Con le sue movenze ipnotizzava chi la guardava. Un uomo ingenuo osò dire che i capelli di Medusa erano più belli di quelli di Atena. La Dea dalla cima del monte Olimpo notò del trambusto in uno dei suoi templi. Si rese conto che molti non erano li per adorarla ma piuttosto per vedere l’affascinante sacerdotessa. Atena resistette alla tentazione di punire chi spostava la sua attenzione da lei a Medusa.

La dea sapeva che sebbene ciò fosse sbagliato la giovane sacerdotessa non era da biasimare. Dopotutto stava facendo il suo lavoro nel miglior modo possibile. Nel frattempo, all’Olimpo, Poseidone si accorse dell’inquietudine della dea. Il dio del mare ed Atena avevano un’accesa rivalità, si contendevano il diritto di essere i protettori della capitale dell’Attica. La dea era uscita vincitrice da questa disputa e in onore della sua nuova divinità protettrice la città aveva cambiato il nome in Atene.

Poseidone non aveva preso bene la sconfitta e aspettava il momento giusto per vendicarsi. Il dio si accorse che Atena era concentrata sulla sua più bella e graziosa sacerdotessa e così decise che questa giovane donna potesse essere lo strumento giusto per la sua vendetta.

Poseidone tramava per macchiare la reputazione di Atena colpendo la sua seguace più immacolata.

Nel frattempo Medusa continuava a condurre la sua vita normalmente, ignara di essere osservata dagli dei dell’Olimpo. Medusa camminava in riva al mare e in agguato, nascosto tra le onde, il dio dei mari la seguiva. Sentì qualcuno chiamarla per nome: la voce proveniva dall’oceano. Poseidone emerse dal mare in tutta la sua gloria. Il dio usò tutto il suo fascino per sedurre la sacerdotessa di Atena ma Medusa sebbene sbalordita dal suo splendore non dimenticò i suoi voti e respinse i tentativi di Poseidone. Questi non accettò il rifiuto e afferrò il braccio di Medusa. Lei reagì d’istinto e colpendolo violentemente in faccia riuscì a liberarsi.

Medusa corse al tempo di Atena, l’unico luogo dove si sentiva al sicuro ma Poseidone consumato dalla lussuria la inseguì. Poseidone stava per raggiungerla quando il coraggioso Ificle si frappose tra il dio e Medusa. Nonostante il suo coraggio Ificle non rappresentava nessun ostacolo per il dio e con un solo colpo lo scaraventò via. Medusa entrò dentro il tempio di Atena e si inginocchiò davanti la sua statua quando sentì avvicinarsi pesanti passi del dio del mare pregò di ricevere protezione. Poseidone la raggiunse e la possedette con la forza sull’altare della dea. Il dio lasciò il tempio soddisfatto, la sua vendetta era andata meglio del previsto: oltre ad aver corrotto la migliore sacerdotessa di Atena avena profanato anche il suo amato tempio che la dea amava profondamente per la sua purezza. Medusa si vergognava, si sentiva sporca quando la dea Atena assunse la forma della sua statua e la rimproverò furibonda.

Atena disse che se non fosse stato per la sua apparenza sgargiante che distoglieva gli uomini dal sentiero della virtù e della purezza e per la sua vanità che la rendeva irresistibile niente di tutto ciò sarebbe successo, il tempio sarebbe stato immacolato e il suo onore di dea non sarebbe stato macchiato. Atena decise di punire la sacerdotessa ormai impura e consapevole per il disonore del tempio di cui doveva prendersi cura. Arrivò la notte e Ificle ripresa conoscenza dopo il duro colpo subito.

Cominciò allora a cercare Medusa: la sentì piangere nel tempio di Atena. Arrivato li incontrò Medusa seduta per terra che piangeva nell’oscurità. Gli chiese di non avvicinarsi perché non voleva essere vista in quel modo. Preoccupato l’amico si avvicinò comunque offrendo parole di conforto, ma quando toccò la spalla della giovane donna un serpente gli morse la mano. Medusa si voltò spaventata e i due giovani si guardarono. Il giovane Ificle divenne una statua di pietra. Nella disperazione Medusa pianse abbracciando la statua del suo migliore amico. Per non far del male a nessuno scappò via ma durante la sua fuga fu avvistata da alcuni abitanti della città: chi la guardò negli occhi si pietrificò. La gente cominciò a parlare di quell’orribile creatura dai capelli di serpente. Venne messo insieme un gruppo per dare caccia alla creatura: questi uomini furono trovati alcuni giorni dopo completamente pietrificati e col colto distorto dl terrore. Medusa non aveva intenzione di fare del male a nessuno, voleva semplicemente difendersi da un’ingiusta aggressione, decise di nascondersi in una regione che era stata abbandonata dai suoi abitanti per sempre.

Li trovò un antico tempio in rovina che trasformò in nascondiglio. Molti guerrieri tentarono di catturare la gorgone per la gloria ma nessuno fece mai ritorno: isolata, Medusa, continuava a perdere l’umanità che le rimaneva. La sua reputazione di terribile mostro divenne leggendaria: sopravvisse cacciano piccoli animali e roditori. Una delle sue prede la portò ad un inaspettato ricongiungimento. Medusa incontrò un antico busto raffigurante la dea Atena rendendosi conto che quel tempio in rovina era stato uno dei primi edifici a dare rifugio alle Dea.  Questa scoperta le fece rivivere le antiche abitudini. Medusa cominciò a prendersi cura del tempio e ad esaltare la gloria della Dea, la figlia prediletta di Zeus, il dio supremo dell’Olimpo. Pur vivendo un’esistenza miserabile la giovane donna mostrava ancora la sua nobiltà. Nella sua residenza celeste la dea non mancò di mostrare gli atti onorevoli della sua ex sacerdotessa. Si rese conto che le sue azioni non potevano essere giustificate dalla vanità poiché nessuno poteva assistere a quegli atti e si sentì dispiaciuta per aver inflitto alla ragazza punizione così crudele e irreversibile. Mentre conduceva uno dei suoi numerosi rituali Medusa sentì i passi di un altro intruso.

La sua bestialità emerse e si preparò ad affrontare il nuovo avversario. L’audace guerriero cammino cauto nella dimora della creatura mentre lei preparava l’agguato. Avvicinandosi di soppiatto al guerriero rimase sbalordita, si accorse che egli portava lo scudo di Atena, la sacra egida che un tempo apparteneva a Zeus. Lo scudo di Atena era così lucido che rifletteva come uno specchio e grazie allo specchio il mostro si rese conto che il mostro era dietro di lui. Con un colpo secco il giovane guerriero stacco la testa di Medusa dal collo.

Medusa era morta, il suo sangue cominciava a gocciolare per terra. Il guerriero, anonimo fino a quel momento, sarebbe passato alla storia con il nome di Perseo. Dopo aver portato a termine l’impresa Perseo restituì ad Atena la sia egida e gli diede anche la testa di Medusa. Pochi sapevano che ella portasse il seme divino di Poseidone e dal suo sangue nacque CRISAORE, guerriero dalla spada dorata. Non solo, emerse una seconda magnifica creatura, un CAVALLO ALATO, il maestoso PEGASO era il più innocente di tutte le creature e incarnava tutta la purezza originaria che era stata rubata a sua madre. Molti ritengono che l’aiuto che Atena avesse fornito a Perseo consegnandogli il suo prezioso scudo era stato un altro atto di ritorsione contro Medusa. In realtà la dea desiderava solo liberare la fanciulla da quella terribile esistenza che le era stata ingiustamente imposta.

Atena glorificò Medusa aggiungendo la testa della gorgone sul suo scudo. L’immagine della fedele sacerdotessa era adesso immortalata  accanto alla dea che tanto amava…

Link https://www.youtube.com/watch?v=WvFxJTC5pvA

Pubblicato da Alessandro Dionisi

Cantante nella band RadioAttiva, scrittore, musicista

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