TEOGONIA

Teogonia: ci racconta nascita degli dei, come è nato l’universo, il tempo e lo spazio.

Quando non c’era nulla nel divenire delle cose, del mondo, degli uomini, cosa vi era? 

Esiodo ci narra nella TEOGONIA un racconto fatto di dei, scontri, fratricidi, violenza, amore, passione, odio e vendetta.

Caos > Voragine: vuoto oscuro dove nulla è distinto e chiaro. È confusione, precipizio dove si è ingoiati. Un abisso cieco e notturno. Descrive l’origine dell’universo con un inizio stupefacente, “All’inizio fu caos”..

Teogonia, 1984, a cura di Graziano Arrighetti, edita da Rizzoli (Milano)

<< Per primo fu CAOS e poi Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che tengono la vetta nevosa ad Olimpo e TARTARO, nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade poi Eros, il più bello fra gli immortali che rompe le membra e di tutti gli dei, tutti gli uomini doma nel petto il cuore il saggio consiglio. Da caos nacquero EREMO e NERA NOTTE. Da NOTTE provennero ETERE E GIORNO che lei concepì ad EREBO unite in amore. Gaia per primo generò simile a sé Urano stellato che l’avvolgesse tutta d’intorno. Generò i monti grandi, grato soggiorno alle dee ninfee che hanno dimora sui monti ricchi d’anfratti.  Essa generò anche il mare infecondo di gonfiore furente, Ponto, senza amore gradito. Dopo con Urano giacendo generò Oceano dai gorghi profondi……”

Gaia nasce nel seno di voragine. Nasce la terra su qualcosa di finito, sulla confusione, l’ indistinto della voragine. La terra è nata nell’immensità del caos. La terra nasce dalla nebbia, dal caos. Sorge dal caos e partorirà il tutto. Gaia è la madre naturale, senza la quale non potremmo vivere. Dalle fauci sorgeranno le radici da cui sorgeranno gli alberi. 

Eros è l’amore primordiale. All’inizio gli dei non sono esseri sessuati. Eros è neutro, energia vitale, universale che attraverserà la terra che sorge dalla vertigine e travolgerà liberamente, mescolata alla voragine e alla terra. Avvolgendola permetterà ad essa di generare senza che ci sia una necessità di unirsi. La madre terra genera attraversata da Eros.

La madre terra genererà il cielo, l’acqua, dunque Urano e Ponto (divinità primordiale del mare) saranno i primi due figli di Gaia. Una volta generato il cielo uguale a sé e contrario al contempo di sé genererà le altre divinità primordiali.

All’inizio Eurinome, dea di tutte le cose, emerse nulla dal caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi. Divise il mare dal cielo ed intrecciò sola una danza. Sempre danzando si diresse verso sud. Il vento che le turbinava dietro le spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto. Pensò allora di dare inizio con lui all’opera della creazione. Si voltò all’improvviso, afferrò codesto vento del nord e lo soffregò tra le mani: ed ecco apparire il gran serpente Ofione

Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con un ritmo sempre più selvaggio finché Ofione acceso di desiderio avvolse nelle sue spire le membra della dea e lei si accoppiò. Subito essa volando sul mare prese la forma di una colomba e a tempo debito depose l’uovo universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò 7 volte attorno all’uomo finché questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti figli di Eurinome: il sole, la luna, I pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti, i suoi fiumi, le sue erbe e tutte le creature viventi.

Il mito PELASGICO, tramandato dagli antichi greci, mette in scena una figura femminile principale, Eurinome che crea da sé stessa il proprio compagno ai fini della creazione si riferisce alla cultura matriarcale degli abitanti dell’antica Grecia prima che arrivassero gli indo europei. 

Gli indoeuropei tramandarono altri racconti.  Tra i più importanti c’è quello di Esiodo, la Teogonia, dove racconta tutta la sequenza genealogica degli Dei.      

I figli del CAOS: genera innanzitutto Tenebra e Notte che producono l’ETERE e il GIORNO. Caos genera l’oscurità che a sua volta da origine alla luce. La notte crea un insieme di entità: FATO, DESTINO, MORTE, SOGNI, BIASIMO, LE NINFE ESPERIDI, LE TRE MOIRE (Cloto, Lachesi, Atropo), NEMESI, INGANNO, VECCHIAIA, CONTESA.

Oltre ad essere delle divinità sono anche dei concetti: per esempio INGANNO, VECCHIAIA E CONTESA. 

Contesa genera: PENA, OBLIO, FAME, DOLORI, BATTAGLIE, STRAGI, OMICIDI, LITI, MENZOGNE, DISCORSI E LITI AMBIGUE, MALGOVERNO, ERRORE

FIGLI generati da GEA: MONTI, MARE

Con il mare ha una serie di figli: NEREO, TAUMANTE, FORCI, CETO, EURIBIE.

Il più importante compagno di Gea è URANO. Con lui genera i 12 TITANI: OCEANO, COIO, CRIO, IPERIONE, GIAPETO, CRONO; TEIA, REA, TEMI, MIMESONE, TETI e FEBE ma anche i 3 CENTIMANI (COTTO, BRIANEO, GIGE) e 3 CICLOPI (ATEROPE, BRONTE, ARGE)

Esiodo: “Quanti ebbero origine da Gea e Urano furono odiosi dal loro genitore fin dal principio. Non appena uno nasceva li nascondeva nel seno profondo di Gea e non li lasciava venire alla luce. Godeva della malvagia opera Urano, ma dentro gemeva Gea immane e stipata. Allora meditò un tranello astuto e crudele...”

Gea crea un falcetto e chiede aiuto ai suoi figli. Di questi risponde soltanto il titano Crono. Il compito di Crono è quello di attendere il padre che arriverà la sera a coricarsi accanto alla madre e in quel momento dovrà recidere con il falcetto i genitali del padre. Crono di sente legittimato ad agire in questo modo. Tagliando il membro del padre Urano crea lo spazio fra cielo e terra. Allontanandolo da Gea i figli possono vedere la luce ma dalle gocce del sangue che caddero dai genitali recisi da Urano nacquero le ERINNI (Aletto, Tesifone, Megera), i GIGANTI, le NINFE DEL FRASSINO ed AFRODITE la quale nacque perché il membro di Crono una volta reciso venne lanciato nel mare. Tra le onde si creò una schiuma dalla quale ella nacque – AFRODITE: donata dalla schiuma.

Dopo l’evirazione di Urano, i figli di Gea hanno lo spazio per poter vivere e procreare fra di loro. Crono e Rea danno vita a quegli dei definiti olimpici: Estia, Demetra, Rea, Ade, Poseidone, Zeus. 

Zeus si accoppierà con Temi (Legge) poiché avrà il compito di stabilire le leggi fondamentali il cosmo, mentre Mnemosine (Personificazione mitologica della memoria) da vita alle nove muse sempre con Zeus, dee che presiedono le arti. Per gli antichi la memoria, nel senso di ricordo come passato e tradizioni era oggetto dell’arte. Oceano e Teti, titani del mare, danno vita a tremila fiumi e tremila ninfe oceaniche.

I NIPOTI DI GEA 

CRONO + REA: Estra, Demetra, Era, Ade, Poseidone, Zeus.

TEMI + ZEUS: LE TRE ORE, ASTREA (Personificazione della giustizia), LE NINFE DELL’ERIDANO (e secondo altre versioni anche le tre Moire).

MNEMOSINE + ZEUS: LE NOVE MUSE.

OCEANO + TETI: 3.00 FIUMI 3.000 NINFE OCEANICHE.

IPERIONE+ TEIA: SOLE, SELEN, AURORA

CRIO + EURIBIE: ASTREO, PALLANTE, PERSE

COIO + FEBE: ASTERIA (isola di DELO), LETO, ECATE.

GIAPETO+ CLIMENE (Oceanina): ATLANTE, MENEZIO, PROMETO, EPIMETEO.

NEREO + DORIDE (Oceanina): 50 NINFE NEREIDI.

Taumante + Elettra:  IRIDE (L’ arcobaleno ) LE ARPIE.

FORCI + CETO: LE GRAIE (Penfredo, Enio), LE GORGONI (STENNO, EURIALE, MEDUSA).

IL DISAGIO MINORILE

L’atteggiamento e la considerazione verso il disagio minorile è notevolmente cambiato dal periodo fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento dove spesso i minori venivano considerati “soggetti bisognosi di aiuto e di una guida”, quindi non solo avviati ad una punizione dopo una malefatta commessa,. Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio investimento sulla paura del crimine, amplificando la percezione della paura, del distacco e spesso dell’isolamento del giovane facilmente additato come elemento fin troppo pericoloso all’interno della comunità nella quale vive. 

Negli anni ’90 non c’era un uso così accorto dei media sempre pronti a fare focus verso i giovani. Il clima era nettamente più leggero seppur i luoghi dove avvenivano incidenti tra i gruppi, le comitive di giovanissimi (oggi sono chiamate baby- gag) erano luoghi alquanto simili (discoteche, piazze, luoghi simbolo delle grandi città metropolitane). Negli anni ’90 non dimentichiamo il mondo esasperato delle curve, gli incidenti all’interno e all’esterno di uno stadio, negli autogrill sulle autostrade quando si incontravano tifoserie avversarie, riviste che incentivavano il mondo ultras. A volte nella rete finivano anche ragazzi giovanissimi pronti ad emulare comportamenti di fratelli maggiori.

Mettendo a confronto le statistiche italiane con quelle di altri paesi europei, questi ultimi hanno fatto registrare casi più allarmanti dei nostri: nel 2018 nel nostro paese ci sono state 870 000 segnalazioni di reati alle autorità giudiziarie; di questi il 3,5% è riferibile a minori, una percentuale più bassa rispetto al 5,5% in Spagna, al 6,5% in Grecia ed a numeri in doppia cifra quando ci spostiamo nel nord Europa oppure in Francia o Austria. Nei paesi del nord la criminalità minorile assume proporzioni più giganti rispetti ai paesi mediterranei. Inoltre c’è da aggiungere la variante di paese in paese sulla punibilità di reati e una quota di reati che non viene segnalata o sfugge alle autorità preposte (il cosiddetto “numero oscuro”) per dirla con un linguaggio dei criminologi.

Limiti della punibilità: Scozia (8 anni), Inghilterra (10), Olanda- Irlanda (12), Francia- Polonia (13), Italia – Spagna- Germania (14).

La carcerazione è molto più alta nei paesi sopra indicati rispetto all’Italia: Germania e Francia 3 volte superiore, Inghilterra 4, Polonia 5. 

Il disagio nelle periferie delle grandi città resta una delle cause più influenti nei reati in Italia. Le periferie, guarda caso sono i luoghi di maggior affluenza della politica comunale sotto elezione. Una politica che da anni non attecchisce più poiché la comunità non essendo stupida e ricorrendo all’autogestione della sopravvivenza, legge (giustamente) la falsità degli attori istituzionali dopo decenni di abbandono e promesse lanciate in aria. Qui potremmo tornare indietro in quei famosi anni ’80 e ’90 per annotare le differenze di un sottile contatto tra istituzioni e cittadini spesso sbocciate con semplici eventi di aggregazione, serate di cultura, divertimento e distrazione dal grande morso della sopravvivenza. Da anni a questa parte è assente la connessione tra gli spazi urbani, la scolarizzazione, l’integrazione per gli stranieri.

Il 42% di tutti i reati dei minori avviene nelle aree metropolitane. La città con il più alto indice di minorile è Bologna, guarda caso una delle città urbane dove maggiormente hanno funzionato e funzionano servizi sociali. Un dato che fa riflettere profondamente. Nel capoluogo emiliano per ogni 100.000 minorenni ne vengono denunciati o arrestati 260. I dati sono relativi al pre- covid dove c’è stato un complessivo calo dei reati. I dati presi in considerazione sono stati confrontati con quelli precedenti sempre a partire dagli anni ’00. Nell’insieme di casi segnalati in questo ventennio dei residenti tra i 14 e 17 anni ogni 100.000 abitanti Bologna è prima, seguita da Torino, Genova, Milano e Firenze; mentre la prima città meridionale è Catania. Napoli è al nono posto (anche se da diverso tempo si registra il più alto numero di rapine) e Reggio Calabria è all’ultimo. Roma è sotto la media. 

Gli imputati minorenni sono per il 70% italiani e per il 30% stranieri (dati 2018). Oltre l’84% sono maschi e il 16% femmine. Il reato con il più alto numero di donne è il furto. In questa circostanza incidono le ragazzine straniere (23%).

La Lombardia è la regione con il maggior numero di segnalazioni riguardanti i minorenni, seguita dalla Sicilia, dall’Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Veneto e Campania. Entrando maggiormente nel dettaglio raffrontando i dati in rapporto alla popolazione minorile residente nelle singole regioni la Liguria è la prima, seguita dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna e subito dopo dalla Calabria. I reati sono legati alle aggressioni, risse, ferimenti, omicidi (17%), furti e rapine (62%) il resto relativo allo spaccio di stupefacenti (25%). 

Sorge una differenza tra le regioni settentrionali e quelle meridionali: nel nord i reati sono compiuti quasi equamente da ragazzi del luogo e ragazzi stranieri, mentre nel sud i reati commessi dai ragazzi minorenni stranieri è molto bassa, mentre quella nativa supera il 50%. C’è da sottolineare la il numero notevolmente differente delle comunità straniere con altro numero di minori tra il sud e il nord.  In Italia nel 2019 la percentuale di minori stranieri segnalati dall’autorità giudiziaria nel 2019 è poco più del 26% questo dato cresce a più del 33% a Roma e a Firenze, cresce oltre il 37% a Bologna e rasenta il 40% Milano. Raffrontato con i dati del 2004/2015i numeri sono ancora più significativi: Milano, Firenze e Genova vedono un prevalere, oltre il 50%, dei minori stranieri segnalati, mentre a Torino e a Bologna la soglia non supera il 60%. Per quanto riguarda Napoli le rapine e gli scippi riguardano quasi il 90% dei minorenni partenopei.

La comunità straniera che presenta in assoluto più minori coinvolti è quella romena, segue quella marocchina e quella albanese. Lo stesso andamento riguarda la criminalità adulta. Il furto rimane il principale reato dei minori stranieri e italiani, la deprivazione e il bisogno sembrano caratterizzare in maniera consistente queste statistiche. Aggiungo anche i mancati investimenti della politica sui giovani, sulla cultura e le varie opportunità per far uscire dal baratro dell’abbandono le comunità minorenni fino per emanciparsi e diventare virtuose.

Il termine baby-gang è molto utilizzato, spesso a sproposito, ogniqualvolta si verifica un reato in cui sono coinvolti più minorenni e giovanissimi. 

In questi ultimi anni si parla e scrive di baby-gang di latino-americani operanti in numero consistente nel centro-nord. Nel sud in città come Bari, Catania e Napoli.

“Con baby – gang si intendono gruppi di adolescenti, poco più bambini, che riproducono dinamiche tipiche della criminalità organizzata” (Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza).

Normalmente sono legate al bullismo e non hanno una durata lunga. Il loro tempo di azione è breve. Non sono assolutamente strutturate, non hanno alcuna gerarchia interna come avviene con i grandi.

Nel centro-nord le aggregazioni spesso sono etniche a differenza del centro-sud dove sono di appartenenza territoriale. In questo ultimo caso il degrado, l’abbandono di determinati quartieri da parte della politica istituzionale e locale, sommata al potere delle mafie e la criminalità adulta ne fanno da padrona. 

Le principali motivazioni delle agitazioni minorili sono dettate dalla “deprivazione, noia, identità ed emulazione”. Nel centro nord identità (stranieri) noia (italiani). La noia spesso prevale sul bisogno.

La non scolarizzazione è un elemento presente sia a nord quanto a sud; sia gruppi autoctoni, quanto in quelli misti. Un dato mette in luce il forte abbandono di questi ragazzi delle scuole nel periodo delle elementari. Molti ragazzini stranieri hanno avuto una fortissima difficoltà di apprendimento della lingua italiana oltre alla mancata scolarizzazione. Al di là di ciò dei reati commessi dai giovanissimi che partono dalla sopraffazione verso coetanei più deboli, handicappati, di orientamento sessuale o religioso diverso, fino all’ingresso di clan mafiosi attraverso azioni di violenza di strada, in questo paese non si è mai una politica giovanile suggestiva.

Ciò faceva fatica ad avvenire negli anni d’oro di questo paese, quelli del boom economico, la buona scuola, le nostre meravigliose università. In questi ultimi decenni con il crollo definitivo di un interessamento reale verso i giovani il fiume ha straripato, le buone parole dei salotti televisivi quanto nelle conferenze stampa di politici sempre più vip e meno umani non hanno retto…

I RAPPORTI SOCIALI NEL ROMANTICISMO

Dal punto di vista sociale nell’epoca del Romanticismo si profila una nuova conformazione dei rapporti di classe. Con lo stabilizzarsi dell’industria, l’apparizione del proletariato industriale in opposizione di quest’ultima si pone la borghesia imprenditoriale cioè, la classe la classe proprietaria dei mezzi dei produzione. Il punto di partenza di questa nuova fase nella storia dei rapporti sociali è segnato dalla rivoluzione industriale che, affermandosi in Inghilterra nell’ultimo ventennio del XVIII secolo con l’introduzione delle macchine nei processi di lavorazione, inaugurò un nuovo processo di lavorazione basato sulla fabbrica come unità di produzione, in contrapposizione con l’antico artigianato in cui l’unità produttiva era la bottega con i singoli lavoratori.

La prima fase della Rivoluzione Industriale, riguardò essenzialmente l‘industria tessile, ma già intorno al 1830 essa investì, grazie all’introduzione della macchina a vapore, anche la siderurgia che faceva parte dell”industria pesante“, un passaggio storico- culturale inarrestabile, pronto a portare forti mutamenti non solo nel mondo del lavoro ma anche nella stessa vita quotidiana: le città cambiarono volto per accogliere nuovi impianti industriali e, soprattutto, i nuovi abitanti che vi si installavano per lo più in condizioni estremamente precarie. Le campagne si spopolavano e lo stesso paesaggio mutò volto, per effetto degli insediamenti industriali, e dall’inevitabile inquinamento da essi prodotto.

Con l’industria e con la nuova figura storica dell’operaio– in genere un’ ex contadino sradicato dalla sua cultura tradizionale e immesso in una nuova realtà allettante- nacque anche la necessità di trovare una nuova legislazione sociale che riscattasse il proletariato industriale dalla sua posizione di sfruttamento e di emancipazione, coordinasse le varie proteste dei lavoratori, mediasse e componesse gli inevitabili conflitti dei lavoratori con i diritti del lavoro .

Così la classe operaia, attraverso una solidarietà resa possibile dalla consapevolezza delle comuni condizioni di sfruttamento all’interno della fabbrica, diede vita alle prime organizzazioni sindacali.

L’esperienza più significativa fu compiuta in Inghilterra con le Trade union (Associazioni di mestieri) di cui fu il promotore l’industriale illuminato R. Orwen e che portavano alla giornata lavorativa di dieci ore per i lavoratori adulti. In Francia si sviluppò il movimento del del socialismo utopistico (così definito da Marx ed Engels, che a esso contrapposero il proprio come “scientifico” perché indicava nella lotta di classe lo strumento per la sua realizzazione), caratterizzato da una forte impronta morale e dall’invito alla solidarietà tra operai e imprenditori. I suoi rappresentati (Saint Simon, Cabet, Proudhon e Blanc) ebbero vasto seguito e larga influenza nella lotta politica in Francia, sia nel 1830, sia, soprattutto, nel 1848 . Tra essi spicca, per l’emblematicità dell'”utopia” C. Fourier, promotore di colonie comunitarie di vita e di lavoro che avrebbero dovuto costituire le fasi dell'” armonia sociale”

PROSSIMO APPUNTAMENTO: IL PENSIERO

Medusa: La Storia della Sacerdotessa Maledetta

Da qualche parte in Grecia si nascondeva una creatura maledetta. Tra tutti i mostri che abitavano gli incubi degli ellenici, questo era sicuramente uno dei più temuti. Molti eroi coraggiosi avevano osato dare la caccia a questa creatura ma nessuno aveva fatto ritorno. Si diceva che questo essere fosse così orribile che nessuno poteva avvicinarglisi. Il suo nome era Medusa.

Ma Medusa non era mai stata sempre così: un tempo era stata una delle donne più belle che avessero camminato sulla terra.

Nacque dall’unione di due divinità marine primordiali, Forcide e Ceto e quando venne al mondo era una bambina come tutte le altre. Medusa aveva due sorelle: Steno ed Euriale. Erano gorgoni: creature che combinavano tratti di donna e di serpente. Fin dall’infanzia Medusa era devota alla dea Atena e quando giocava con le sue sorelle fingeva sempre di essere Atena, mentre le sue sorelle preferivano essere le cattive.  Insieme a loro giocava anche un ragazzo di nome Ificle , era il migliore amico di Medusa. I due erano inseparabili. Medusa cresceva e diventata ogni giorno più bella. Il suo fascino rendeva il giovane Ificle un facile bersaglio per Eros, il dio dell’amore.  Innamorato Ificle si dichiarò a Medusa. La giovane donna amava profondamente il ragazzo, ma il suo sogno era diventare SACERDOTESSA di ATENA e non poteva cedere alle tentazioni dell’amore. Quando raggiunse l’età appropriata la giovane donna iniziò la preparazione per diventare sacerdotessa di Atena. Le apprendiste del tempio erano tenute a condurre una condotta e una disciplina immacolate, tutte le loro azioni potevano riflettersi sulla reputazione della Dea. Uno dei requisiti principali per diventare sacerdotessa di Atena era la purezza assoluta. Dovevano rispecchiare loro stesse in Atena. Per tanto le ragazze dovevano rimanere vergini come la Dea che non si arrendeva mai all’influenza di Eros e di Afrodite. Medusa divenne una sacerdotessa perfetta, forse anche troppo perfetta.

I rituali condotti da Medusa continuavano ad attrarre sempre più seguaci ammaliati dal fascino di quella ragazza. Medusa aveva dei bellissimi capelli fluenti. Con le sue movenze ipnotizzava chi la guardava. Un uomo ingenuo osò dire che i capelli di Medusa erano più belli di quelli di Atena. La Dea dalla cima del monte Olimpo notò del trambusto in uno dei suoi templi. Si rese conto che molti non erano li per adorarla ma piuttosto per vedere l’affascinante sacerdotessa. Atena resistette alla tentazione di punire chi spostava la sua attenzione da lei a Medusa.

La dea sapeva che sebbene ciò fosse sbagliato la giovane sacerdotessa non era da biasimare. Dopotutto stava facendo il suo lavoro nel miglior modo possibile. Nel frattempo, all’Olimpo, Poseidone si accorse dell’inquietudine della dea. Il dio del mare ed Atena avevano un’accesa rivalità, si contendevano il diritto di essere i protettori della capitale dell’Attica. La dea era uscita vincitrice da questa disputa e in onore della sua nuova divinità protettrice la città aveva cambiato il nome in Atene.

Poseidone non aveva preso bene la sconfitta e aspettava il momento giusto per vendicarsi. Il dio si accorse che Atena era concentrata sulla sua più bella e graziosa sacerdotessa e così decise che questa giovane donna potesse essere lo strumento giusto per la sua vendetta.

Poseidone tramava per macchiare la reputazione di Atena colpendo la sua seguace più immacolata.

Nel frattempo Medusa continuava a condurre la sua vita normalmente, ignara di essere osservata dagli dei dell’Olimpo. Medusa camminava in riva al mare e in agguato, nascosto tra le onde, il dio dei mari la seguiva. Sentì qualcuno chiamarla per nome: la voce proveniva dall’oceano. Poseidone emerse dal mare in tutta la sua gloria. Il dio usò tutto il suo fascino per sedurre la sacerdotessa di Atena ma Medusa sebbene sbalordita dal suo splendore non dimenticò i suoi voti e respinse i tentativi di Poseidone. Questi non accettò il rifiuto e afferrò il braccio di Medusa. Lei reagì d’istinto e colpendolo violentemente in faccia riuscì a liberarsi.

Medusa corse al tempo di Atena, l’unico luogo dove si sentiva al sicuro ma Poseidone consumato dalla lussuria la inseguì. Poseidone stava per raggiungerla quando il coraggioso Ificle si frappose tra il dio e Medusa. Nonostante il suo coraggio Ificle non rappresentava nessun ostacolo per il dio e con un solo colpo lo scaraventò via. Medusa entrò dentro il tempio di Atena e si inginocchiò davanti la sua statua quando sentì avvicinarsi pesanti passi del dio del mare pregò di ricevere protezione. Poseidone la raggiunse e la possedette con la forza sull’altare della dea. Il dio lasciò il tempio soddisfatto, la sua vendetta era andata meglio del previsto: oltre ad aver corrotto la migliore sacerdotessa di Atena avena profanato anche il suo amato tempio che la dea amava profondamente per la sua purezza. Medusa si vergognava, si sentiva sporca quando la dea Atena assunse la forma della sua statua e la rimproverò furibonda.

Atena disse che se non fosse stato per la sua apparenza sgargiante che distoglieva gli uomini dal sentiero della virtù e della purezza e per la sua vanità che la rendeva irresistibile niente di tutto ciò sarebbe successo, il tempio sarebbe stato immacolato e il suo onore di dea non sarebbe stato macchiato. Atena decise di punire la sacerdotessa ormai impura e consapevole per il disonore del tempio di cui doveva prendersi cura. Arrivò la notte e Ificle ripresa conoscenza dopo il duro colpo subito.

Cominciò allora a cercare Medusa: la sentì piangere nel tempio di Atena. Arrivato li incontrò Medusa seduta per terra che piangeva nell’oscurità. Gli chiese di non avvicinarsi perché non voleva essere vista in quel modo. Preoccupato l’amico si avvicinò comunque offrendo parole di conforto, ma quando toccò la spalla della giovane donna un serpente gli morse la mano. Medusa si voltò spaventata e i due giovani si guardarono. Il giovane Ificle divenne una statua di pietra. Nella disperazione Medusa pianse abbracciando la statua del suo migliore amico. Per non far del male a nessuno scappò via ma durante la sua fuga fu avvistata da alcuni abitanti della città: chi la guardò negli occhi si pietrificò. La gente cominciò a parlare di quell’orribile creatura dai capelli di serpente. Venne messo insieme un gruppo per dare caccia alla creatura: questi uomini furono trovati alcuni giorni dopo completamente pietrificati e col colto distorto dl terrore. Medusa non aveva intenzione di fare del male a nessuno, voleva semplicemente difendersi da un’ingiusta aggressione, decise di nascondersi in una regione che era stata abbandonata dai suoi abitanti per sempre.

Li trovò un antico tempio in rovina che trasformò in nascondiglio. Molti guerrieri tentarono di catturare la gorgone per la gloria ma nessuno fece mai ritorno: isolata, Medusa, continuava a perdere l’umanità che le rimaneva. La sua reputazione di terribile mostro divenne leggendaria: sopravvisse cacciano piccoli animali e roditori. Una delle sue prede la portò ad un inaspettato ricongiungimento. Medusa incontrò un antico busto raffigurante la dea Atena rendendosi conto che quel tempio in rovina era stato uno dei primi edifici a dare rifugio alle Dea.  Questa scoperta le fece rivivere le antiche abitudini. Medusa cominciò a prendersi cura del tempio e ad esaltare la gloria della Dea, la figlia prediletta di Zeus, il dio supremo dell’Olimpo. Pur vivendo un’esistenza miserabile la giovane donna mostrava ancora la sua nobiltà. Nella sua residenza celeste la dea non mancò di mostrare gli atti onorevoli della sua ex sacerdotessa. Si rese conto che le sue azioni non potevano essere giustificate dalla vanità poiché nessuno poteva assistere a quegli atti e si sentì dispiaciuta per aver inflitto alla ragazza punizione così crudele e irreversibile. Mentre conduceva uno dei suoi numerosi rituali Medusa sentì i passi di un altro intruso.

La sua bestialità emerse e si preparò ad affrontare il nuovo avversario. L’audace guerriero cammino cauto nella dimora della creatura mentre lei preparava l’agguato. Avvicinandosi di soppiatto al guerriero rimase sbalordita, si accorse che egli portava lo scudo di Atena, la sacra egida che un tempo apparteneva a Zeus. Lo scudo di Atena era così lucido che rifletteva come uno specchio e grazie allo specchio il mostro si rese conto che il mostro era dietro di lui. Con un colpo secco il giovane guerriero stacco la testa di Medusa dal collo.

Medusa era morta, il suo sangue cominciava a gocciolare per terra. Il guerriero, anonimo fino a quel momento, sarebbe passato alla storia con il nome di Perseo. Dopo aver portato a termine l’impresa Perseo restituì ad Atena la sia egida e gli diede anche la testa di Medusa. Pochi sapevano che ella portasse il seme divino di Poseidone e dal suo sangue nacque CRISAORE, guerriero dalla spada dorata. Non solo, emerse una seconda magnifica creatura, un CAVALLO ALATO, il maestoso PEGASO era il più innocente di tutte le creature e incarnava tutta la purezza originaria che era stata rubata a sua madre. Molti ritengono che l’aiuto che Atena avesse fornito a Perseo consegnandogli il suo prezioso scudo era stato un altro atto di ritorsione contro Medusa. In realtà la dea desiderava solo liberare la fanciulla da quella terribile esistenza che le era stata ingiustamente imposta.

Atena glorificò Medusa aggiungendo la testa della gorgone sul suo scudo. L’immagine della fedele sacerdotessa era adesso immortalata  accanto alla dea che tanto amava…

Link https://www.youtube.com/watch?v=WvFxJTC5pvA

GRAFICA VENETA

L’ ITALIA è una REPUBBLICA basata sullo SFRUTTAMENTO, sul LICENZIAMENTO e non SUL LAVORO. Nel Veneto è successo qualcosa di allucinante: la GRAFICA VENETA è un’azienda leader nella pubblicazione di libri ed anche nella loro stampa. All’interno di questa tipografia si è rivelato un sistema vomitevole di sfruttamento del lavoro di stampo schiavista. In Italia da più anni a questa parte stiamo assistendo all’umiliazione e depauperamento del lavoro. Assistiamo a forme di sfruttamento del lavoro totalmente delinquenziali. Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta Spa, non sapeva della situazione di barbaro sfruttamento del lavoro che si stava consumando all’interno dello stabilimento di Trebaseleghe (Padova) della propria fabbrica. Non sapeva che i lavoratori pakistani dell’azienda esterna a cui aveva appaltato un dei passaggi del ciclo produttivo, impegnati nell’imballaggio dei libri stampati dal colosso veneto, portassero avanti turni di dodici ore giornaliere sette giorni su sette (………..)

La Procura di Padova ha messo sotto arresto i due consiglieri d’amministrazione, Giorgio Bertan e Gianfranco Pintone arrestati insieme a due responsabili delle Bm Service, due uomini di origini Pakistane per SFRUTTAMENTO DEL LAVORO.

La GRAFICA VENETA ha subappaltato ad una cooperativa la BM SERVICE che ha sede a Trento il lavoro di stampa dei libri, dunque i dipendenti. I due Pakistani hanno arruolato altri lavoratori di origine Pakistana. Una volta portati nella ditta sono stati fatti prigionieri e rinchiusi all’interno dello stabile.

Nel frattempo in quali condizioni lavoravano?

Dodici ore di lavoro al giorno per sette giorni su sette compenso, una paga oraria di 4€ l’ora. C’era una riduzione di costi di lavoro dell’azienda del 200%. Immaginate il plus valore estratto dal plus lavoro retribuito: una miseria. 

Non lo possiamo chiamare SFRUTTAMENTO tutto questo?

Gli operai erano sorvegliati, cronometrati e non potevano denunciare le condizioni. Sono stati pestati, picchiati, rinchiusi in capannoni a dormire, capannoni vicini dove poi si produceva, con minacce sempre più intimidatorie. 

Questi poveri uomini per dormire in quei capannoni dovevano restituire una parte di quel misero salario depositato nei bancomat.

Una serie di violenze e soprusi sulle quali Grafica Veneta fa sapere di non sapere nulla. E viene spontaneo chiedersi – credendo all’ignoranza sui fatti dichiarata – quale controllo abbiano il presidente e gli amministratori su un’azienda, pur essendo all’oscuro di quello che vi capita all’interno?

Questo avviene in Italia: uomini Pakistani sfruttati da padroncini della stessa terra per conto di altr due padroni italiani. 

PADRONI

PADRONCINI 

SFRUTTATI.

Le parole sono importanti! 

In Italia non c’è solo un lavoro nero, ma anche di un lavoro schiavista. È il racconto dell’illegalità e della delinquenza. 

In questa marcia politica IL LAVORO deve tornare al centro del dibattito. Servono più diritti contro questo sfruttamento perché sono sottratti mentre i doveri diventano schiavitù. Le forme di schiavitù si manifestano sui lavoratori più deboli, verso coloro che svolgono lavori più umili e faticosi. Ci sono aree del paese che hanno bisogno di manodopera. Contratti e controlli non esistono per favorire la legalità in tutti i campi del lavoro. A parte una minoranza più specializzata e garantite questo sistema divorerà non solo le persone più deboli.

Salari bassi, tasse sul lavoro troppo alte, un welfare poco efficiente da cui i sindacati sono fuggiti. Si creeranno sacche di povertà sempre più elevati in un paese dove la costituzione italiana mette al centro il lavoro e la dignità. Ci vuole un cambiamento di rotta, una rivoluzione culturale perché il lavoro nero, lo sfruttamento, la schiavitù non nasce con la GRAFICA VENETE SPA. 

Abbiamo bisogno di un RINASCIMENTO DELLE LOTTE delle lotte dei lavoratori e i sindacati nei posti di lavoro!!

IL LAVORO MINORILE prima metà dell’Ottocento (Trova le differenze con oggi)

L’ industrializzazione che caratterizzò l’Europa nel corso della prima metà dell’Ottocento sviluppo, progresso e, per molti uomini, anche affermazioni di servizi feudali e da condizioni di vite inumane. Ma il prezzo pagato in quegli anni dai lavoratori fu spaventoso e, certo, l’aspetto più atroce dell’altra faccia del progresso fu lo sfruttamento minorile. Bambini di pochi anni venivano infatti mandati nelle miniere perché le loro piccole dimensioni consentivano loro di avanzare per primi nelle brecce appena aperte delle gallerie, salvo essere poi esposti dai crolli. Naturalmente., il loro impiego era anche molto apprezzato in certe fasi della lavorazione industriale che richiedevano dita e mani agili, senza dire che i fanciulli, come del resto le donne, erano la mano d’opera più a buon mercato e più facile da sfruttare. Fuori dalle fabbriche, purtroppo, erano in pochi a conoscenza di questi trattamenti disumani. Tuttavia si formarono, per quanto tardi e solo occasionalmente, movimenti umanitari intesi a cambiare questo stato di cose, regolamentando, se non vietando, il lavoro minorile.

La prima legge sul lavoro dei fanciulli in Francia risalì al 1841. Ne riporto alcuni articoli che si commentano da soli, soprattutto se si tiene conto che essa è una una regolamentazione rispetto a possibili abusi…

Art. 2 I fanciulli, per essere assunti, dovranno aver compiuto almeno 8 anni. Dagli otto ai dodici anni, essi non potranno essere impiegati, nelle ventiquattro ore, per più di otto ore di lavoro effettivo, divise da una sosta. Il lavoro non comincerà non prima delle cinque del mattino e terminerà non più tardi delle nove di sera. L’età dei fanciulli deve essere accertata su di un certificato rilasciato, gratuitamente, e su carta semplice, dall’ufficiale di stato civile.

Art. 3. Tutto il lavoro svolto tra le nove di sera e le cinque del mattino viene considerato lavoro notturno. Per ogni tipo di lavoro notturno non possono essere utilizzati i fanciulli che non abbiano compreso il tredicesimo anno di età. Se le conseguenze dell’arresto di un motore idraulico urgenti riparazioni lo richiedessero, i fanciulli al di sotto dei tredici anni potranno lavorare di notte, calcolando nella retribuzione due ore per tre, nel periodo di tempo che va dalle nove della sera alle cinque della mattina. Sarà permesso, se riconosciuto indispensabile, e retribuito alle stesse condizioni un lavoro notturno dei fanciulli al dei sopra dei tredici anni, negli stabilimenti a fuoco continuo in cui il lavoro non può essere sospeso per tutto l’arco delle ventiquattro ore.

Art. 4. I fanciulli al di sotto dei sedici anni non dovranno lavorare di domenica e nei giorni di festa riconosciuti dalla legge.

Art. 5. Nessun fanciullo al di sotto dei dodici anni potrà assunto fintantoché i suoi genitori o i suoi tutori non abbiano attestato la sua regolare frequenza ad una scuola pubblica o privata del luogo. Tutti i fanciulli assunti dovranno, fino all’età di dodici anni, frequentare la scuola. Ai fanciulli al di sopra dei dodici anni sarà permesso di non frequentare una scuola solo se attesteranno, con un certificato rilasciato dal sindaco del loro luogo di residenza, di aver ricevuto l’istruzione elementare.

Fonte: Federico Roncoroni- Testo e contesto

L’età del Romanticismo (prima parte)

L’ età del Romanticismo si colloca tra la fine del secolo XIII e metà del secolo XIX, con sfasature cronologiche nella data d’inizio da paese a paese. Dal punto di vista storico-politico, questa epoca, che per molti aspetti segna una svolta radicale nella storia dell’umanità, avvia una fase culturale riconducibile in questi punti:

  • Gli anni della Rivoluzione Francese (1789-1795)
  • L’intera durata dell’esperienza Napoleonica (1795-1815)
  • Il Congresso di Vienna (1814-1815)
  • Le ondate di rivoluzionarie che nel 1820-1821 e nel 1830-1831 agitarono l’Europa.

La Rivoluzione Francese condotta dal terzo stato contro l’Ancien Règime, il vecchio sistema politico di impostazione ancora feudale che rappresentava da secoli gli interessi della nobiltà e del clero, conservandone i privilegi a danno delle altre classi sociali.

Il terzo stato, che si assunse il compito storico di distruggere questo ordine oramai decrepito, non era però una classe sociale omogenea. Raggruppava al suo interno una vasta congerie di individui uniti soltanto dal fatto di non appartenere né al Primo stato (quello dei nobili) né al secondo Stato (quello del clero).All’interno del Terzo stato, la forza più importante era costituita dalla borghesia, la classe sociale che fin dall’età medievale si era andata gradualmente affermando, grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza e alla sua intraprendenza, in contrapposizione alla nobiltà, e che, nel corso del Settecento, era ideologicamente maturata ispirandosi ai principi e agli ideali dell’illuminismo. Quest’ultimo si proponeva intorno alla metà del XVIII secolo di “illuminare” alla luce della ragione la mente degli uomini per liberarli dall’ignoranza, dal fanatismo e dalla superstizione e per avviare l’umanità, attraverso la conoscenza e la scienza e in aspra polemica contro tutti i retaggi oscurantisti della cultura e della mentalità medioevali, al raggiungimento di condizioni di vita più umane. 

In un primo tempo la borghesia riuscì a controllare la Rivoluzione. Di fatto, nel 1789, fece approvare una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che mette a fondamento della nuova società e a modello di giustizia politica e sociale i grandi ideali illuministici di libertè, egalitè, freternitè e si colloca come la base di tutta la futura legislazione democratica, anche se risulta tipicamente borghese perché ribadisce l’inviolabilità del diritto di proprietà. In un secondo tempo, però, la Rivoluzione passò nelle mani delle fazioni estremiste del popolo e diede luogo a eccessi che fecero inorridire l’intera Europa e minacciarono le stesse conquiste dei borghesi. 

In questo clima di liquidazione della spinta rivoluzionaria maturò l’esperienza di Napoleone Bonaparte che, entrato in scena nel 1796 con il comando dell’armata spedita alla conquista dell’Italia, iniziò la rapida ascesa che in breve tempo l’avrebbe portato ad assommare in sé tutti i poteri fino a diventare imperatore (1804).

Napoleone, di fatto, svolse, in quel tempo, un duplice ruolo: fu, insieme, portatore di speranze di libertà, di indipendenza e di eguaglianza e, sul piano tecnico-amministrativo, di nuove strutture, laiche e più snelle, ma anche, contraddittoriamente, un monarca pressoché assoluto e quindi impossibile alle esigenze di rinnovamento che pure emergevano un po’ dappertutto in Europa. Comunque, nonostante abbia finito con il deludere i suoi più accesi sostenitori per il suo comportamento e per l’assetto politico sociale che costruì, egli, quasi suo malgrado, risvegliò in tutti i paesi in cui arrivò con il suo esercito forti sentimenti nazionali e insinuò in tutti i popoli ancora soggetti a dominazioni straniere che la libertà non era un “bene” esportabile dalla Francia ma una conquista che ciascun popolo ottenere con le sue forze. 

Contro simili fermenti rivoluzionari, come già qualche anno prima con la Rivoluzione francese, l’Europa ufficiale fece scudo, guidata da Inghilterra, Russia e Austria e dopo aver sconfitto Napoleone a Lipsia (1813) e a Waterloo (1815) con il Congresso di Vienna (1814-15) avviò il tentativo di cancellare l’intera esperienza napoleonica. Infatti al Congresso di Vienna le potenze vincitrici, scosse al loro interno dalla paura di pericolose innovazioni, sancirono il ristabilimento dello status quo ante (lo stato delle cose precedenti) alla Rivoluzione francese e inauguravano il periodo della Restaurazione.

Quest’ultima doveva comportare il ritorno dei legittimi sovrani sui loro troni, una stretta collaborazione tra Chiesa e Stato, intesa a garantire l’ordine interno e, a livello internazionale, un’alleanza tra i vari stati che si dichiaravano disposti ad intervenire in aiuto degli altri per contrastare ed eliminare ogni minaccia dell’ordine costituito (Santa Alleanza). In Italia la penisola vide tornare al potere vecchi sovrani e vide perpetuarsi la loro secolare divisione in tanti statarelli: nel Lombardo Veneto, ad esempio, tornò l’Austria e i Borboni continuarono a regnare in buona parte del Sud del paese.

Tuttavia mentre l’Europa della Restaurazione veniva attuando il suo programma, in tutto il continente venivano a fermentare spiriti nazionalistici e progetti di lotta. Così negli anni successivi al Congresso di Vienna l’Europa vede costituirsi segretamente e segretamente rafforzarsi gruppi di patrioti (le società segrete) e vide accentuarsi in tutti i paesi lo spirito nazionale. 

Il primo tentativo rivoluzionario esplose ne 1820-21, sotto la guida delle società segrete in collegamento internazionale tra di loro. Partito dalla Spagna, questo primo tentativo vide in Italia i moti costituzionali di Napoli e del Piemonte, entrambi falliti. Di fatto, solamente in Grecia, grazie anche alla solidarietà internazionale, la rivoluzione risultò vittoriosa e portò all’indipendenza del paese. Negli altri stati, emersero le carenze politiche ed organizzative delle società segrete, incapaci di contrapporsi alle grandi potenze e, soprattutto, prive di una larga base sociale che ne sostenesse adeguatamente la causa.

Una seconda ondata rivoluzionaria prese avvio nel 1830 in Francia, dove la borghesia, con i suoi programmi liberisti e progressisti, era venuta in contrasto con le tendenze assolutistiche della monarchia. Nel luglio del 1830, il popolo parigino, mosso e affiancato da forze borghesi repubblicane, scese in piazza e dopo tre giorni di lotta sulle barricate, scaccio il sovrano Carlo X, ma la vittoria popolare fu subito egemonizzata dalla borghesia liberale antirepubblicana e costituzionalista che controllava le strutture economiche e amministrative del paese e nominò re dei francesi Luigi Filippo (1830-1848).

Sotto l’influsso della rivoluzione parigiana si mossero anche il Belgio, la Polonia, la Germania e l’Italia, ma solo in Belgio i morti ebbero risultati positivi. Negli altri paesi, invece, la Santa Alleanza che univa in difesa del sistema politico vigente Austria, Prussia e Russia ebbe la meglio. In Italia, in particolare il tentativo di insurrezione nell’Italia centrale preparato dalla setta segreta dei Carbonari e capeggiato, a Modena, da Ciro Menotti fu troncato sul nascere (1831). Nel corso degli anni successivi, le delusioni seguite agli insuccessi patiti nel 1830-1831 fecero maturare un po’ dappertutto nuovi orientamenti politici che miravano a risolvere i problemi nazionali con metodi diversi da quelli seguiti fino ad allora e, soprattutto, ad allargare le basi sociali dei gruppi rivoluzionari, conquistando strati sempre più vasti alla causa della libertà e dell’indipendenza. Questo compito fu assunto da Giuseppe Mazzini e da altri intellettuali che diedero vita, tra gli anni Trenta a Quaranta, proprio il fallimento dei tentativi rivoluzionari mazziniani determinò il sorgere, un po’ in tutta Europa e in particolare in Italia, di un vasto movimento moderato che in breve tempo raccolse intorno ai suoi programmi lunghi consensi.

In Inghilterra nel frattempo si poneva all’avanguardia del liberalismo borghese ottocentesco con la riforma elettorale del 1832 (Reform Bill), che apriva alla possibilità del voto finale alla piccola borghesia, lasciando fuori le masse popolari. Negli anni Trenta si assiste quindi all’affermazione in Francia e in Inghilterra del modello “lliberal- borghese”, che si contrappone soprattutto a quello “conservatore -aristocratico” soprattutto dalla Russia e dalla Germania.

Il dibattito politico fu, in quegli anni, molto intenso e vide impegnati, su fronti diversi, non pochi intellettuali. Alla fine, l’intera Europa era pronta per una nuova fiammata rivoluzionaria che, di fatto, esplose nel 1848, “l’anno dei popoli” o, meglio, l’anno della rivoluzione liberale europea: un’ondata rivoluzionaria che coronò gli sforzi decennali della borghesia nell’età della Restaurazione e che segnò all’interno dell’Ottocento l’inizio di un momento storico tutto nuovo.

(Congresso di Vienna)

SIAMO NUMERI

In questi giorni con Bruno, batterista dei RadioAttiva, ho cominciato a materializzare Siamo Numeri, un brano che spazia tra lo Ska e il Metal con più interventi di strumenti quali violini e fisarmoniche. Il gusto della musica popolare, d’aggregazione, di ballo, da festa ci sta muovendo per questo nuovo viaggio parallelo. Siamo numeri sarà l’apripista del mio primo album solista fortemente voluto dal sottoscritto in questo 2021 grazie all’incontro con nuove persone nell’accademia Why Not? (Roma), la mia insegnante di canto Lucya, gli amici del Timba, sala prove e studio di registrazione storica nella mia città, dove con il cambio di gestione negli ultimi anni non ha mutato la propria filosofia, ovvero suonare si, ma soprattutto aggregare, lasciare le sale aperte come punto di incontro e non d’isolamento, jam. Un vero luogo di rinascimento per musicisti che hanno l’opportunità di conoscersi, scambiarsi idee, suonare insieme, improvvisare, cazzeggiare e passare del tempo sia nel bar interno, quanto nella parte esterna della struttura dove c’è un piccolo terrazzo molto accogliente.

Il testo di Siamo Numeri l’ho scritto pochissimi giorni fa ed è stato messo su in pochissimo tempo. L’idea di base era nell’aria da parecchio: la persona secondo regole economiche e di mercato è diventata un numero. In questi mesi difficili, di pandemia i numeri assillano la nostra mente, accechino la vista. Mai come in questo biennio ’20-’21 abbiamo sentito mai parlare così tanto di numeri: dai contagiati, agli ospedalizzati, passando per quello dei morti o guariti, fino ai vaccinati. Numeri diretti che inondano i social molto spesso senza un approfondimento specialmente alle ore 18 (numero) dove volenti o meno ti arriva la notifica del bollettino ufficiale rimbalzante da una piattaforma all’altra e condiviso dal tuo amico, dal quotidiano o agenzia on line. I numeri rottamano le relazioni umane: di fronte abbiamo qualcosa di razionale contro la forma più irrazionale, spirituale che l’uomo per ha sua natura.

La conoscenza del nuovo, il relazionarsi, il confrontarsi può solo arricchire l’essere umano non più costretto a vivere in un mondo remoto, solitario, virtuale.

I numeri sono uno dei tanti eserciti sul fronte che si frappongono come barriera nelle frontiere che conducono all’apprendimento, la conoscenza. Nel mondo antico i numeri erano considerati nel loro aspetto qualitativo e non quantitativo. I numeri erano l’archetipi sui quali il mondo ha fondato la sua essenza e il suo ordine. Gli antichi babilonesi osservarono i movimenti dei pianeti, li registrarono come numeri e li usarono per predire le eclissi e altri fenomeni astronomici. Il sacerdozio dell’antico Egitto usava i numeri per prevedere l’inondazione del Nilo. Il pitagorismo, un culto dell’antica Grecia, credeva che i numeri fossero la base dell’intero universo, che si basava sull’armonia numerica. Persino la massoneria ha il suoi numero magico, oltre alle religioni. Il sistema di numerazione romano è un sistema di numerazione additivo, ovvero a ogni simbolo è associato un valore e il numero rappresentato è dato dalla somma dei valori dei simboli (che assomigliano a delle lettere e che pertanto possono essere definiti “simboli letterari”).

In questo testo cerco di dare un significato meno filosofico sui numeri ma, appunto, come le persone abbiano perso il significato umano dentro una comunità sempre più manipolata, mero strumento di calcolo aritmetico, sondaggi, previsioni. Un testo dove siamo sempre più bollettini e cartelle excel condivise…

“E voi cari geni, illustri cerebrali, gomito a gomito nei centri di potere biascicate abbomba novelle culture insieme ad influencer squallide figure..”

ABILISMO

  • Espresso 18 aprile 2021
    • Il termine abilismo la Treccani lo ha inserito nei neologismi soltanto nel 2020 e oggi inizia a farsi spazio nel dibattito pubblico grazie alla legge Zan, approvata alla camera il 4 novembre e ferma attualmente a Palazzo Madama: misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere e sulla disabilità. In Italia abbiamo familiarità con il razzismo, l’antisemitismo (reati puniti dalla legge Mancino- Reale) e con l’omotransfobia (reato sconosciuto dai codici ma noto alle cronache).
    • L’abilismo invece è il crimine nell’ombra di un Paese che non lo nomina né lo riconosce. Riguarda tutte quelle violenze fisiche, alla proprietà e verbali prosperate ai danni delle persone con disabilità. Crimine d’odio che ha nella nostra società lo stesso destino delle persone di cui parla: spesso dimenticato, sottovalutato e nascosto. Eppure non è un fenomeno marginale. I dati raccolti dall‘Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, ci raccontano di un paese dove soltanto nel 2019 si sono registrate 188 segnalazioni, un miglioramento rispetto al 2018 che aveva segnato 221 casi di abilissimo. Il 2020, invece, ha registrato una flessione pari a 49 casi di aggressioni nei confronti delle persone con disabilità, confermando una tendenza che vede in calo moltissimi reati a causa delle misure di confinamento dovute alla pandemia di Covid-19. Sono numeri relativi, parziali, poiché fanno riferimento solo a casi denunciati e segnalati alla stampa.
    • L’ abilismo come l’omotransfobia e la misoginia, trova aderenza nella società attraverso linguaggio, cultura, accessibilità e contesti sociali che rifiutano le persone con disabilità. Ci sono casi di discriminazione multipla: cioè quando la condizione di discriminazione è vissuta da una persona sulla base di più fattori. Ci sono reati che si consumano tra le mura di casa come la storia di un’adolescente di 15 anni, con una disabilità fisica psichica, abusata per quattro mesi, mentre lei doveva seguire nella sua stanza corsi della didattica a distanza e sua madre, che lavora come badante, non era in casa. L’uomo, un quarantasettenne che con la compagna aveva preso in affitto una camera nell’abitazione della madre della ragazza, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata.
    • Nella maggior parte dei crimini per abilismo registrati nell’ultimo anno, l’aggressore è un estraneo , in altri casi un’operatore socio- sanitario. Il 16 marzo un uomo insulta e picchia senza alcun motivo apparente l’uomo che assisteva dai mesi. L’aggressione avviene nella tarda serata, in un appartamento in via Morganti a Milano dove il badante e il suo assistito, un uomo di 48 anni affetto da sclerosi multipla, convivevano. Prima gli insulti poi le percosse. È rabbia scattata anche in molte occasioni sia durante il lockdown (contesti familiari) quanto in momenti di allentamento in zona arancione o gialla.
    • Sono casi di violenza che svelano il sentimento sullo sfondo. Indifferenza, rifiuto. Molte segnalazioni di discriminazione verso persone con disabilità pervenute all’attenzione dell‘Unar, hanno principalmente riguardato il mancato rispetto delle norme per il superamento delle barriere architettoniche: da parte di enti pubblici, di privati esercenti, di cittadini che occupano parcheggi per disabili abusivamente. Il disinteresse e il cinismo, la mancanza della cultura civica che costringe una parte dei cittadini a compiere con fatica, nelle quotidianità, azioni semplici e banali. Gli attacchi alle persone con disabilità corrono anche in rete. Discorsi intrisi di odio e di discriminazione, ridicolizzazione, violenza verbale. I numeri emergono dalla quinta edizione della Mappa dell’intolleranza, voluta da Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti realizzata per analizzare il fenomeno dell’odio sulla rete sociale. <<La disabilità è ancora additata come minorazione da non accettare. In piena emergenza pandemia, tra marzo e aprile 2020, l’odio in rete sei è rivolto soprattutto contro chi aveva bisogno di cure>>. Alcuni riguardano l’adozione di un linguaggio inappropriato (ad esempio il termine “Handicappato”) e di parole ironiche e dispregiative riferite a specifiche condizioni di disabilità (ad esempio, verso le persone con sindrome di Down). <<Persiste l’utilizzo inopportuno e offensivo di immagini di persone con disabilità in manifesti e campagne di comunicazione>>, come dichiara la direttrice dell’Unar, Triantafillos Loukarelis: <<Usare le parole e le immagini della disabilità per offendere è un fenomeno purtroppo dilagante soprattutto sui social, che alimentano pericolosamente la cultura del pregiudizio e della discriminazione>>.
    • l’Agenzia dell’Unione europea dei diritti fondamentali ha sottolineato come l’Italia, diversamente da altri Stati membri, ignori l’abilismo come crimine d’odio. Human rights watch, già dieci anni fa aveva rilevato che, pur esistendo la legge 205 del 1991 (legge Mancino), il nostro Paese fosse carente a qualsiasi orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità . In molti casi, un reato contro disabili non viene giudicato come un crimine d’odio, ovvero come un atto violento generato da un sentimento di discriminazione, odio e pregiudizio contro una specifica categoria sociale, escludendo frequentemente la possibilità di poter applicare l’aggravante prevista dall’articolo 36 della legge 104 del 1992: <<La proposta di legge Zan vuole giustamente impedire le espressioni più odiose e cruente. Siamo affianco al mondo Light in questa comune battaglia di civiltà. E lo saremo con tutte le persone che come noi, devono lottare quotidianamente per affermare il proprio diritto alla felicità .Uniti possiamo sperare in una società inclusiva che non tema, bensì valorizzi le cosiddette diversità>>. Della stessa opinione anche Silvia Contrerà, vice-presidente della Fish, Federazione italiana superamento handicap: <<Sono in aumento i comportamenti discriminatori contro le persone con disabilità originati da pregiudizi e stereotipi, dalla violenza sessuale ai maltrattamenti e alle violenze nelle Rsa, al bullismo e al cyberbullismo>>, sottolinea Cutrera, responsabile del gruppo donne della stessa Federazione: <<La persona con disabilità può subire ulteriori discriminazioni inerenti al genere, all’orientamento sessuale e altre caratteristiche. La legge Zan oltre a proteggere normativamente dalla violenza prevede azioni formative soprattutto nelle scuole ed è fondamentale l’educazione alle diversità fin dai primi anni dell’istruzione>>.

TU SORRIDERAI

PRESENTAZIONE TG SKY 24

Tu Sorriderai è il nostro ultimo singolo estratto dal secondo album Resistència. Dopo Deneb è il nuovo lavoro discografico firmato con la label/management Sorry Mom, di prossima uscita sulle principali piattaforme digitali. 

Tu Sorriderai coglie nel pieno il nostro obiettivo, ovvero di mettere in piedi un brano che rispecchiasse la varietà e la maturazione sia nei contenuti quanto nei suoni di Resistència. È un brano con atmosfere oscure, piccole tinte dark, soprattutto nel basso e chitarre molto ricercate in una psichedelia moderna. Il testo è diretto e neorealista.

Il brano nasce con la scrittura del testo tra ottobre e novembre 2019 da Alessandro Dionisi il quale da anche una prima bozza di struttura al brano che successivamente verrà arrangiato dalla band in sala prove, completato in registrazione e post produzione. Con il sopravanzare della pandemia e allegate chiusure i musicisti non suonando più con regolarità hanno congelato il brano per poi riprenderlo quando si incontrano in sala prove.

Tu Sorriderai cosa racconta? Narra un tema scottante ovvero LA FAME, la malnutrizione cronica presente sul nostro pianeta fin dagli albori come forma di sopravvivenza individuale e con il trascorrere dei decenni della comunità. La sopravvivenza è stata forma di scontri degenerati spesso in saccheggi e vere e proprie guerre.

LA FAME spesso è figlia anche di interessi e poteri nei paesi avidi di sviluppo bulimico sempre pronti ad attingere sulle risorse naturali di altrettante comunità rese povere. La fame genera fame ed allarga sempre più la forbice sociale tra il ricco e il povero, il centro e la periferia, Il nord ed il sud.

In questo brano la tematica centrale non è circoscritta solo al problema nutrizionale ma è anche una metafora comportamentale: successo personale, ego, rancore, potere economico, geopolitico, aziendale. Il tutto molto spesso genera vizio, cinismo, scontro ed indifferenza. Questo climax lo abbiamo reso musica grazie alle chitarre di Claudio Scorcelletti e al basso di Isvard. Testo e musica devono sempre compiere lo stesso viaggio.

Il brano si conclude con un finale aperto: il “Tu Sorriderai” può essere interpretato a seconda della propria libera lettura. Sarà un finale sarcastico? Ironico? Reale? Ognuno avrà la sua risposta.

Tu Sorriderai è stata realizzato da: Alessandro Dionisi (Voce) Claudio Scorcelletti (Chitarre) Isvard (Basso) Manuele D’Andrea (Synth, batteria, pianoforte elettronico)

Registrato presso la MD produzioni musicali (Roma)

Il Videoclip, dove ha suonato David Folchitto (Batteria) è stato girato presso la sala concerti Mob (Roma) grazie alla 

regia di Rodolfo Manna, Claudia Cangemi al trucco. 

Chiara Berardo ha interpretato magistralmente il personaggio protagonista della storia